2016 MASSIMO FERRARI Presidente Assoutenti/UTP (Ass. Utenti del Trasporto Pubblico) Articolo: Ferrovie Sud Est: crisi come occasione di rilancio

Ferrovie Sud Est: crisi come occasione di rilancio. La riflessione di Ferrari (Assoutenti/UTP )<!—->

(FERPRESS) – Roma, 22 GIU – Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Massimo Ferrari, Presidente Assoutenti/UTP (Ass. Utenti del Trasporto Pubblico) dal titolo “Le Ferrovie del Sud Est: fare della crisi un’occasione di rilancio”Di seguito il testo completo:“Dopo lo scandalo che ha travolto il vertice aziendale – un caso di mala gestione diventato di evidenza nazionale, con intervento dello stesso Presidente del Consiglio, Renzi – si discute in queste settimane del destino delle Ferrovie del Sud Est. Tra le ipotesi anche quella di assorbimento da parte del Gruppo Fs, su cui il Ceo, Mazzoncini, non ha escluso la fattibilità dell’intervento.Prima di qualsiasi decisione in materia, sarebbe il caso, però, di interrogarsi sull’oggetto del contendere. Le Ferrovie del Sud Est dispongono della più vasta rete italiana, dopo RFI, con oltre 400 km di sviluppo, ancorché concentrata nella Puglia meridionale ed in particolare nel Salento.
Si tratta di una rete a scartamento ordinario – e, quindi, facilmente integrabile con il sistema nazionale, con il quale condivide alcune stazioni, quali Taranto e Lecce – a binario unico e trazione diesel, benché alcuni interventi di elettrificazione siano in corso in prossimità di Bari.Per quanto sia teoricamente possibile viaggiare senza soluzione di continuità dal capoluogo pugliese fino a Gagliano del Capo, in prossimità di Santa Maria di Leuca, gli utenti (in prevalenza studenti) si possono collocare in tre diversi bacini di traffico: i pendolari che gravitano su Bari, quelli che, invece, raggiungono quotidianamente Taranto e Lecce, infine coloro che si spostano tra i diversi centri salentini. La rete avrebbe anche non trascurabili potenzialità turistiche, visto che serve località rinomate come Gallipoli e Otranto, meta in estate di migliaia di visitatori. Peccato che, in occasione dell’ultimo intervento di risanamento cui sovra intesero proprio i dirigenti Fs, alla fine degli anni Novanta, si decise di sopprimere il servizio nei giorni festivi (come è accaduto, del resto in altre realtà meridionali, quali le Ferrovie della Calabria e la Circumetnea).

Si fece, cioè, una scelta conservativa – nessun chilometro di binario, infatti, è stato per fortuna tagliato – ma anche abbastanza miope, garantendo gli spostamenti studenteschi verso i licei e le sedi universitarie e, soprattutto, i livelli occupazionali, con la razionalizzazione dei turni di lavoro. Secondo la tradizione, ben radicata nel nostro Paese, per cui i treni servono in primo luogo ai ferrovieri. Di qui il perpetuarsi di una gestione clientelare ed inefficiente, che, sommata ad alcuni clamorosi errori gestionali (acquisto di materiale rotabile inidoneo e consulenze liquidate con ingiustificata munificenza), hanno condotto all’attuale situazione fallimentare.

Adesso il rischio è di gettare il bambino con l’acqua sporca. Perché di sprechi da tagliare senz’altro ce ne sono, ma ci sarebbero anche le premesse per organizzare un ottimo servizio ferroviario sub regionale. I treni del Sud Est, infatti, dispongono di linee prevalentemente pianeggianti, relativamente poco tortuose mentre le stazioni – cosa non banale nel nostro Mezzogiorno – sono quasi sempre collocate in prossimità dei grossi centri serviti (almeno una trentina superano i 10 mila abitanti).

In una nazione nord europea da tempo si sarebbe approfittato di questa infrastruttura per offrire un servizio frequente e cadenzato in tempi di percorrenza competitivi rispetto all’auto (e certamente preferibili al bus), con il personale strettamente indispensabile all’esercizio in piena sicurezza (agente unico a bordo, stazioni minori non presenziate ed affidate agli Enti locali o alle Associazioni che, in qualche caso, hanno già fatto qualcosa di pregevole, vedi il caso del Museo della Civiltà Contadina di Tuglie, raggiungibile con una fermata dedicata). Nei fine settimana e in estate, quando le scuole sono chiuse, andrebbe invece lanciata un’offerta completamente diversa, tesa a soddisfare chi intende visitare non solo le località balneari, ma anche altre attrazioni come le Grotte di Castellana, i Trulli di Alberobello o il centro storico di Martina Franca. Magari in coincidenza con le Frecce (Bianche o Rosse) che già si spingono fino a Bari e Lecce.

Del resto, anche senza bisogno di varcare le Alpi, basterebbe dare un’occhiata alle “buone pratiche” che proprio la Regione Puglia ha avviato con la riapertura della linea Foggia-Lucera, l’ammodernamento della ferrovia Garganica o il raccordo con l’aeroporto di Bari. Esperienze di successo che lasciano qualche speranza per il futuro.

Perciò il problema non è tanto il possibile assorbimento nelle Ferrovie dello Stato, anziché la messa a gara (invitando possibilmente anche operatori stranieri) o una gestione regionale. Bisogna semmai chiarire preliminarmente è che cosa si intende fare delle Ferrovie del Sud Est. Se si pensasse di approfittare del risanamento per tagliare ulteriori servizi o, peggio, chiudere intere linee, allora sarebbe meglio astenersi dal provocare ulteriori danni.

Già nella prima metà del Novecento le Ferrovie dello Stato si spingevano fino a Otranto e Gallipoli. Poi – caso raro in un’epoca in cui era in auge la nazionalizzazione – i binari a sud di Lecce furono concessi ad un’impresa locale. Se tornasse un gestore unico, nulla vieterebbe di instradare treni diretti – stagionali e non – da Bari fino alle perle rivierasche del Salento. Ma anche istituire relazioni dirette tra capoluoghi di provincia, come Taranto e Lecce, via Francavilla Fontana. E magari proporre biglietti di libera circolazione per potersi muovere agevolmente senza dipendere dall’auto.

La Puglia – ed il Salento in particolare – sono stati in questi anni di crisi profonda una delle poche aree italiane a conoscere una grande crescita in fatto di presenze turistiche, attratte dal mare pulito, ma anche dalle eccellenze enogastronomiche e da eventi, come la Notte della Taranta, ormai noti in tutto il Mondo. Cosa aspettiamo a sfruttare una buona rete ferroviaria, che già esiste, per fare del “Tacco d’Italia” un’area propizia alla mobilità sostenibile?”

2016 MASSIMO FERRARI Presidente Assoutenti/UTP (Ass. Utenti del Trasporto Pubblico) Articolo: Ferrovie Sud Est: crisi come occasione di rilancioultima modifica: 2016-08-24T10:27:53+02:00da m.pietrangeli03
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