IL RISCHIO BLACKOUT

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IL RISCHIO BLACKOUT

 

ARTICOLO PUBBLICATO sulla Rivista  INFORMAZIONE DIFESA DI SMD  N. 1 gennaio DEL 2007

 

ING.   F.M. GATTA  (Università di Roma)  ING P. MASATO(Università di Roma)  ING M ANTONILLI (Esperto) COL.  M . PIETRANGELI (MAE – UAMA)

 

Sommario

La notte fra sabato e domenica 28 settembre 2003, in Italia, sarà ricordata per lungo tempo come la notte del black-out. Lo stesso scenario ha rischiato di riproporsi, e in alcune zone di Piemonte, Liguria e Puglia si è di nuovo verificato, fra le 22 e le 23 del 4 novembre 2006. In quest’articolo, si vogliono  presentare le problematiche connesse ad eventi del genere, descrivendo il sistema di produzione –trasmissione – utilizzazione dell’energia elettrica in Italia, unitamente alle funzioni pertinenti alla Difesa Civile in frangenti di questo tipo.

 

Roma, notte del 28/09/2003 – Dal sito web de” la Repubblica

 

GLI IMPIANTI DI PRODUZIONE DELL’ENERGIA ELETTRICA IN ITALIA

L’energia elettrica richiesta dagli apparecchi utilizzatori, per lo più alimentati in bassa tensione ed in media tensione, viene prodotta nelle centrali elettriche nelle quali energie di altra specie vengono convertite/trasformate in energia elettrica. Allo stato attuale per la produzione dell’energia elettrica sono disponibili numerose tecnologie che permettono di realizzare impianti di produzione la cui potenza va da pochi kW a migliaia di MW.

 

 

 

Fig.1- Schema semplificato e foto di un impianto termoelettrico a vapore a combustibile fossile

 

 

 

Fig. 2 – Schema semplificato e foto di impianto a turbina a gas

 

 

Fig .3- Schema di principio di un ciclo combinato gas-vapore

 

 

 

Fig. 4 – Schema e foto di impianto idroelettrico a bacino

 

La potenza elettrica richiesta varia durante il giorno e dipende dal tipo di carico alimentato dalla rete, dal giorno della settimana (feriale o festivo) e dalla stagione. In pratica ogni giorno dell’anno presenta un distinto “diagramma di carico” che tuttavia ha un andamento analogo a quello indicato in Figura 5, ove è rappresentato il diagramma di carico del giorno di massima punta dell’anno 2002.

Le ore di minimo assorbimento sono quelle notturne, mentre dalle tre del mattino la potenza richiesta dalla rete comincia a crescere raggiungendo una prima punta attorno alle ore 12 per poi scendere e risalire, intorno alle ore 17, al valore della massima punta giornaliera.     In ogni istante deve essere soddisfatta l’uguaglianza tra la potenza richiesta dalla rete e la somma delle potenze generate dalle centrali elettriche ed importate dall’estero, ottenendo la copertura del “diagramma di carico” che viene ottenuta affidando alle centrali diversi tipi di servizio a seconda delle loro caratteristiche.

            La potenza efficiente di una centrale non è tutta disponibile in quanto gli impianti possono avere diversi problemi:

  • ·         manutenzioni programmate o straordinarie, lavori di trasformazione (ad esempio da centrale termoelettrica a carbone a centrale a gas-vapore) e “ambientalizzazioni” (installazione di apparati di riduzione delle emissioni inquinanti);
  • ·         restrizioni ambientali come ad esempio il non rispetto dei limiti delle emissioni inquinanti degli impianti termoelettrici o la fermata dei gruppi che hanno superato la massima temperatura di restituzione dell’acqua di raffreddamento del condensatore;
  • ·         scarsa disponibilità idrica che non permette agli impianti idroelettrici di produrre la totale potenza efficiente.

     Il parco di generazione di energia elettrica in Italia può essere ricondotto essenzialmente alle seguenti quattro categorie: I) idroelettriche a bacino ed a acqua fluente; II) termiche a combustibile fossile (carbone, olio combustibile, orimulsion, gas naturale); III) geotermoelettriche; IV) eoliche e fotovoltaiche. Con tali impianti viene coperto giornalmente il diagramma di carico insieme alla potenza importata dall’estero.

 

PERCHÈ IMPORTIAMO ENERGIA ELETTRICA

L’importazione di energia elettrica in Italia si attesta a valori superiori alla media dei paesi europei e ciò perché il costo dell’energia elettrica importata è inferiore a quello di produzione degli impianti nazionali. Nell’anno 2005 sono stati importati dalla frontiera settentrionale 50264 MWh pari al 14,8% della totale energia immessa nella RTN (340872 MWh). Nella tabella I è riportata la potenza efficiente lorda e netta, e la potenza media disponibile alla punta il 31-12-2005.

 

Tab. I – Potenza efficiente lorda e disponibile alla punta il 31-12-2005

Produzione

 Potenza efficiente lorda[MW]

Potenza media disponibile alla punta

[MW]

Termoelettrica

65357

42200

Idroelettrica

21343

13700

Eolica/fotovoltaica

1646

400

Totale

883465

56300

                       

Tab. II – Valori di potenza importabili in sicurezza dall’Italia alla frontiera settentrionale (inverno)

 

Anno 2003

Anno 2004

Interconnes-sioni

Francia + Svizzera

Austria

Slovenia

Totale

Francia + Svizzera

Austria

Slovenia

Totale

Potenza Importata [MW]

5700

220

380+100*

6300+100*

5450

220

380

6050

*)100 MW non garantiti, interrompibili senza preavviso.

Occorre infine sottolineare che da qualche anno nei mesi estivi, a causa del caldo torrido, il massiccio utilizzo di condizionatori e apparecchiature refrigeranti fa registrare una punta di assorbimento di potenza uguale o superiore alla punta massima invernale che generalmente è sempre stata nettamente superiore a quella estiva.

 

IL SISTEMA ELETTRICO DI TRASMISSIONE E DISTRIBUZIONE DELL’ENERGIA ELETTRICA

Le centrali elettriche vengono costruite in luoghi ben definiti la cui scelta è soggetta a vincoli ambientali, sismici, di facile approvvigionamento del combustibile (in vicinanza di porti, di gasdotti, di miniere di carbone) e dell’acqua di raffreddamento del condensatore (vicinanza al mare od a corsi d’acqua di opportuna portata), dall’ubicazione del bacino idraulico per quanto riguarda gli impianti idroelettrici, ecc.. Poiché esse possono non essere vicine ai centri di carico da alimentare occorre trasportare e distribuire l’energia elettrica prodotta nelle centrali attraverso il Sistema Elettrico di Trasmissione e Distribuzione.

 

Fig. 6- Rappresentazione schematica del sistema elettrico di produzione- trasmissione e distribuzione dell’energiaelettrica.

 

La Rete di Trasmissione Nazionale Italiana (RTN) si sviluppa su tutto il territorio nazionale ed è costituita dall’insieme  delle linee aeree ed in cavo ad altissima ed alta tensione, attraverso le quali viene operato il trasporto dell’energia elettrica dalle centrali di produzione alle aree di utilizzo, nonché l’importazione/esportazione di energia elettrica da/verso Paesi Esteri confinanti. L’estensione totale della RTN è pari a 43685 km di linee. Fino al novembre del 2005 la RTN è stata gestita dal GRTN, mentre i proprietari delle linee erano soggetti diversi, quali Terna Spa (Gruppo ENEL), Edison Rete, Sondel Trasmissione, Acea Trasmissione, AEM Trasmissione Energia (TO), AEM Trasmissione (MI), ecc.. Tra queste la sola Terna possiede la quasi totalità delle linee ad Altissima Tensione (400kV), mentre le altre società sono proprietarie di linee ad Alta Tensione (220 kV-120 kV). Dal novembre del 2006 la gestione è passata a Terna che è tuttora responsabile anche del dispacciamento dell’energia elettrica. A seguito del DPM l’azionista di maggioranza è la Cassa Depositi e Prestiti, che detiene il 29.99% del pacchetto azionario. Attualmente quindi, a seguito della fusione con il GRTN, Terna svolge anche le attività che prima erano di competenza del GRTN ovvero la gestione della rete di trasmissione ad alta ed altissima tensione che è ad essa affidata in regime di concessione ed il “dispacciamento”. I diritti dell’azionista vengono comunque esercitati d’intesa con il Ministero delle Attività Produttive che ne definisce gli obiettivi strategici e produttivi e sotto le direttive dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas.

Le linee di interconnessione con i Paesi Esteri che nel 2003 erano in totale 16 di cui 6 ad Altissima Tensione: 3 linee con la Francia: Venaus-Villarodin e una doppia terna su stessa palificazione Rondissone-Albertville; 2 linee con la Svizzera:  Musignano-Lavorgo e Bulciago-Soazza; 1 linea con l’Austria: Redipuglia-Divaca, dal 2005 sono diventate 18 per la messa in servizio del nuovo elettrodotto a 380 kV tra Italia e Svizzera in doppia terna S.Fiorano-Robbia che ha rinforzato l’interconnessione. Ci sono inoltre 8 linee di interconnessione a Alta Tensione (1 con la Francia, 5 con la Svizzera , 1 con l’Austria, 1 con la Slovenia), e due linee in cavo sottomarino in corrente continua, una con la Grecia ad Altissima Tensione, l’altra ad Alta Tensione con la Corsica.

 

 

           

Altissima Tensione: cavo ad olio fluido e linea aerea

 

Nello svolgimento dei suoi compiti, prima il GRTN ed ora Terna, garantisce la sicurezza, l’affidabilità e la continuità del servizio elettrico; delibera gli interventi funzionali allo sviluppo e all’efficienza del sistema di trasmissione dell’energia elettrica; garantisce a tutti gli operatori del settore l’accesso alla rete in modo imparziale, neutrale e a parità di condizioni; concorre a promuovere la tutela dell’ambiente e la sicurezza degli impianti. Terna, come prima il GRTN, aderisce all’UCTE (Unione per il Coordinamento della Trasmissione di Energia Elettrica in Europa) e all’ETSO (Associazione dei Gestori di Rete Europei) per garantire l’esercizio coordinato dei sistemi elettrici interconnessi e per facilitare il processo di realizzazione del Mercato Unico Europeo dell’Energia Elettrica.

 

IL BLACKOUT DEL 28 SETTEMBRE 2003

I disservizi del sistema elettrico, denominati col termine anglosassone “Blackout”, possono interessare popolazioni di poche decine di migliaia fino a decine di milioni di persone e sono accaduti nel passato sia in paesi industrializzati sia e soprattutto in quelli in via di sviluppo, con carichi interrotti superiori a 50000 MW e tempi di ripristino del servizio elettrico di 10¸30 ore, interessando popolazioni fino a 50 milioni di persone. Tra le cause che possono dare origine ai Blackout le principali sono: corto circuito su una linea di trasmissione seguito dalla sua apertura permanente; fuori servizio di una centrale; guasto di sbarra in centrale, in stazioni di smistamento o di trasformazione; perdita di collegamenti di interconnessione con paesi esteri attraverso i quali viene importata considerevole potenza.In seguito a tali eventi si può verificare l’instabilità angolare o di tensione” e, conseguentemente, il blackout del sistema.

In tabella IV sono riportati alcuni tra i più estesi blackout che si sono verificati nei sistemi industrializzati di tutto il mondo negli ultimi 25 anni.

 

Tab. IV- Principali blackout verificatisi nel mondo

Data

Nazione(i) località

Persone interessate

Carico non alimentato

[MW]

Tempo di ripristino del servizio elettrico

18-2-1978

Francia

75% popolazione

28 500

alcune ore

27-12-1983

Svezia

8 milioni

11 400

7 ore

18-4-1988

Canada (Quebec)

alcuni milioni di persone

15 000

9 ore

20-5-1993

Italia settentrionale

alcuni milioni di persone

4 000

Alcuni minuti

24-8-1994

Italia meridionale

Lazio, Molise, Campania,Basilicata, Calabria

4 430

10-8-1996

USA-Canada

7.5 milioni

30 390

9 ore

14-8-2003

USA-Canada

50 milioni

62 000

8-29 ore

23-9-2003

Danimarca- Svezia del Sud

alcuni milioni

4850

7 ore

28-9-2003

Italia

50 milioni

2 6200

3-20 ore

04-11-2006

10 Paesi Europei

15 milioni

10000

2 ore

           

Il più grave blackout verificatosi in Italia è stato proprio quello della notte del 28 settembre 2003 alle ore 3:25, con disalimentazione del carico che la rete stava alimentando il quel momento e che ha richiesto un tempo di ripristino del servizio da 3 ore (Friuli Venezia Giulia) a 20 ore (Sicilia).

 

Fig. 7- Linee di interconnessione a 380/220 kV della RTN settentrionale con i paesi europei confinanti.

In quella notte alle ore 3:00 il carico elettrico totale in Italia ammontava a 27700 MW di cui 3650 MW circa erano assorbiti dagli impianti di pompaggio. La totale potenza importata dall’Europa era pari a 6650 MW ripartita tra le diverse linee di interconnessione a Altissima e Alta Tensione dell’Italia settentrionale. L’importazione, superiore a quella di programma di circa 250¸300 MW, rappresentava una percentuale cospicua, il 24%,  del totale carico alimentato dalla RTN Italiana, ovvero il 31% della potenza erogata dagli impianti di produzione in funzione in quel momento in Italia.

Gli eventi che hanno portato in poco più di 25¸30 minuti al blackout il sistema elettrico italiano sono qui di seguito riassunti.

Alle ore 3:01 si è verificata l’apertura permanente della linea svizzera a Altissima Tensione Mettlen-Lavorgo a causa di un guasto monofase a terra per contatto dei conduttori con un albero. La perdita di detta linea ha determinato una ridistribuzione della potenza importata in Italia nelle linee di interconnessione e soprattutto nella rete Svizzera provocando un sovraccarico sulla linea ad  Altissima Tensione Sils-Soazza. Alle ore 3:25 a causa dall’aumento di freccia dovuto all’entità ed alla durata del sovraccarico sulla linea Sils-Soazza si verificava l’innesco di un arco tra i conduttori di fase ed un albero con conseguente apertura della linea stessa. Da questo istante la quasi totalità della potenza importata dalla Svizzera si è ridistribuita nelle circostanti linee in parallelo ad Alta Tensione di collegamento con l’Italia provocandone dopo pochi secondi lo scatto per sovraccarico.

A causa della perduta importazione di potenza (6400 MW), nel sistema elettrico italiano si sono verificati fenomeni di instabilità angolare, di abbassamento della tensione e della frequenza che hanno portato alla perdita di ulteriori di circa 6900 MW di generazione. La riduzione di carico, mediante il distacco automatico (a 49 Hz) di impianti di pompaggio per una totale potenza di 3200 MW e mediante la disconnessione di circa 7700 MW di carico per intervento dei relè alleggeritori (a 49,7 e 49,1 Hz), non è stata  sufficiente ad annullare il deficit di potenza generata (pari a 1400 MW), per cui la frequenza ha continuato a scendere e, quando ha raggiunto il valore di 47,5 Hz, tutte le unità di generazione termiche rimaste in servizio sono state disconnesse, provocando il definitivo blackout del Sistema Elettrico Italiano.

            La rialimentazione del carico ha richiesto tempi di poche ore nel nord Italia e di circa 20 ore in Sicilia.

Notevoli i disagi causati da una così prolungata interruzione della fornitura di energia elettrica. Circa 110 treni, con 30000 passeggeri a bordo e nelle varie stazioni lungo la rete ferroviaria, sono rimasti bloccati e successivamente ricoverati nelle stazioni più vicine; negli aeroporti alcuni voli sono stati cancellati e altri hanno subito ritardi fino al ripristino della situazione. Difficoltà nella circolazione stradale nelle grandi aree urbane, fortunatamente non molto intensa dato l’orario, e blocco delle linee metropolitane. Problemi per la rete della telefonia cellulare, in quanto le batterie delle stazioni radio–base sono state messe a dura prova dal perdurare della mancanza di energia elettrica. Nelle strutture ospedaliere al momento del black-out sono entrati in funzione i gruppi elettrogeni autonomi, garantendo l’efficienza dei servizi principali, tuttavia si è reso necessario l’approvvigionamento della nafta necessaria per mantenere il funzionamento per un intervallo di tempo prolungato; molti pazienti sono stati trasferiti da cliniche private verso gli ospedali maggiori; identico problema si è presentato per strutture strategiche quali questure, prefetture, comandi dei VVFF, palazzi istituzionali, stabilimenti industriali (ove le lavorazioni a ciclo continuo hanno subito i danni maggiori). Si è registrata carenza idrica in molte abitazioni per il mancato funzionamento delle autoclavi, problema che ha interessato anche ospedali, case di cura private, carceri. Oltre 2000 gli interventi che i circa 7000 Vigili del Fuoco in servizio hanno compiuto nell’arco della giornata per soccorso a persone bloccate negli ascensori, messa in funzione di gruppi elettrogeni, consegna di gasolio, ecc.. Tenuto presente che l’evento si è verificato in un giorno festivo ed in un periodo dell’anno in cui la temperatura è ancora piuttosto mite, con molte attività produttive interrotte o comunque ridotte, i danni registrati sono stati piuttosto limitati.

 
IL BLACKOUT DEL 4 NOVEMBRE 2006

            La sera del 4 novembre 2006 la rete elettrica europea interconnessa è rimasta coinvolta in un serio incidente originatosi in Germania e che ha provocato l’interruzione della fornitura di energia elettrica a più di 15 milioni di utenti in 10 paesi. L’incidente non si è evoluto in un vero e proprio blackout grazie alle procedure di sicurezza automatiche e manuali adottate dai vari TSO (Transmission System Operator) europei. Si è comunque trattato del più severo ed esteso disservizio accaduto alla rete elettrica europea in 50 anni di storia.

            L’evento si è originato nella Germania del nord. Alle 21:38 il Transmission System Operator (TSO) tedesco E.ON (la rete elettrica tedesca viene attualmente gestita da ben quattro TSOs differenti) metteva fuori servizio un elettrodotto ad Altissima Tensione a doppia terna per consentire il passaggio in sicurezza di una nave da crociera sul fiume Ems. L’elettrodotto in quel momento trasportava circa 1600 MW verso occidente. Il suo distacco generava il sovraccarico su un’altra linea ad Altissima Tensione di E.ON che alle 22:10 veniva distaccata dalle protezioni per sovraccarico. Questo ulteriore fuori servizio innescava una serie di successivi scatti in cascata secondo un classico effetto domino, tale da portare alla separazione in tre zone della rete UCTE come mostrato in Figura 8. Secondo quanto dichiarato dall’UCTE, che sta ancora investigando sull’accaduto, un deficit di potenza di circa 10.000 MW si è verificato nell’area 1, comprendente tutta l’Europa occidentale. Tale sistema subiva un rapido crollo della frequenza che veniva bloccato solo dall’intervento dei relé alleggeritori di carico che distaccavano automaticamente una notevole parte del carico industriale e civile ad una frequenza di circa 49 Hz. Dopo l’alleggerimento automatico di carico la frequenza è stata riportata al valore nominale di 50 Hz dal personale addetto al controllo e alla gestione della rete elettrica dei vari TSOs mediante l’utilizzo di tutta la riserva di potenza disponibile nei vari paesi. Secondo l’UCTE, le operazioni di re-sincronizzazione delle tre aree hanno impiegato appena 39 minuti mentre il completo ritorno ad uno stato normale di esercizio in tutte le zone interessate è avvenuto dopo 2 ore dal primo evento.

 

 

Fig. 8 – Separazione della rete UCTE avvenuta il 4 Novembre 2006

 

GLI ASPETTI STRATEGICI DEL RISCHIO BLACK-OUT

Un blackout elettrico come quelli sopradescrittiè conseguente ad un guasto tecnico, purtuttavia la rete elettrica nazionale si mostra alquanto vulnerabile agli attacchi terroristici di varia natura (si pensi ai cosiddetti “ecoterroristi”), tenendo anche presente la dipendenza dall’estero per i fabbisogni energetici. In tale contesto, per prevenire o comunque ridurre le conseguenze negative è necessario:

  • ·      ipotizzare tempestivamente scenari che potrebbero produrre stati di crisi, e cercare attraverso vie diplomatiche di rimuovere le cause di pericolo prima che provochino risultati violenti;
  • ·      promuovere e incoraggiarela formazione del personale della Pubblica Amministrazione e degli Studenti nel campo della Difesa Civile in particolare nel saper affrontare situazioni di estrema emergenza come un black-out elettrico o un attacco NBC (Nucleare-Biologico o Chimico);
  • ·      sensibilizzareiresponsabili di strutture pubbliche quali ospedali, scuole ecc. nell’attuazione di esercitazione dei piani di evacuazione degli stabili;
  • ·      favorire l’addestramento dei capi famiglia per affrontare situazioni di pericolo;
  • ·      facilitarel’acquisto da parte dei cittadini di quelle attrezzature necessarie per affrontare le conseguenze ad esempio di un black-out elettrico (installazione di sistemi di illuminazione di emergenza domestici, piccoli gruppi elettrogeni, serbatoi per l’acqua, stufe a legna o a combustibili alternativi);
  • ·      individuare per ogni contesto di crisi: vie di fuga che vanno da quelle all’interno di una casa a quelle locali e nazionali; gli impianti di produzione che a livello nazionale devono dare in ogni caso continuità all’erogazione di energia elettrica; gli impianti di energia alternativi (fotovoltaica, eolica ecc…) che possano fronteggiare in qualche modo la carenza energetica in atto; le industrie che producono generi di prima necessità la cui presenza deve essere comunque assicurata; gli ospedali civili e militari di più immediato impiego; i mezzi di trasporto per evacuare le persone coinvolte da un’emergenza.

In tale contesto, la Difesa Civile ha bisogno di una radicale revisione per quanto riguarda la normativa. Le Leggi, i RRDD, i DDL, i DDPR, i DPCM e le circolari che disciplinano la materia sono 165, è pertanto necessario rivederli ed accorparli in una legge-quadro. Dopo l’11 settembre 2001, i governi dei paesi industrializzati sono stati costretti ad iscrivere nell’agenda dei rischi ipotesi fino ad allora confinate nei piani di Difesa Civile relativi a scenari di guerra ritenuti improbabili. I nuovi rischi sono quelli considerati nelle varie ipotesi legate al terrorismo come i black-out o le aggressioni chimiche, batteriologiche e nucleari (NBC): rischi che la legislazione sembrerebbe affidare alla sola Difesa Civile. In un scenario di politica internazionale completamente mutato, con la fine della contrapposizione Est-Ovest e con il prospettarsi di minacce terroristiche di varia natura è bene non limitare i compiti della protezione civile a previsione, prevenzione e interventi di emergenza a fronte di calamità. Senza l’unificazione della Difesa Civile e della Protezione Civile sarebbe impossibile, in tempi rapidi e senza la preparazione e l’addestramento necessari, fare fronte all’emergenza semplicemente traendo dal cassetto, a pochi minuti dall’evento o a evento verificato, misure operative, modelli di comportamento per la popolazione e ordini per forze di soccorso impreparate allo specifico intervento. Altresì, il ruolo delle Forze Armate in queste situazioni è ben chiarito dalla Legge 331/2000. Infatti la quarta missione della Difesa prevede il Concorso delle Forze Armate alla salvaguardia delle libere istituzioni  e dello svolgimento dei compiti specifici in circostanze di pubblica utilità ed in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza.

La Difesa Civile consiste nel complesso delle misure da predisporre e delle attività da compiere per fronteggiare emergenze determinate da: un evento naturale, un incidente involontario e casuale oppure da un evento calamitoso intenzionalmente provocato  dall’uomo; una crisi nazionale e/o internazionale; un conflitto bellico. La Difesa Civile: agisce nel rispetto dei compiti e delle attribuzioni devolute ai vari organi statali e non statali; sviluppa attività preventive e di coordinamento; garantisce l’ordine e l’economicità nel lavoro dello stato e del Governo; costituisce il pilastro organizzativo del Paese, il quale inoltre rappresenta il più significativo “deterrente”per un possibile nemico. Il livello di “efficienza” di un’organizzazione di difesa civile, pertanto, è determinato:dalla “prontezza” con cui vengono applicate le misure previste; dalla “quantità” e “qualità” del personale e dei mezzi a disposizione; dalla durata delle “operazioni di ripristino”.

Occorre inoltre bandire ogni forma di improvvisazione e procedere sempre nel rispetto di accurate predisposizioni che discendano da oculate e sperimentate pianificazioni; questo per poter affrontare con tempestività e decisione l’emergenza ed evitare il disordine ed il conseguente spreco di energie e cattiva utilizzazione delle strutture disponibili.

Quanto costituisce materia della Difesa Civile è sintatticamente riunito nei seguenti settori:

1)      continuità dell’azione di Governo; si occupa dei problemi relativi al mantenimento:dell’azione e dell’autorità di Governo; delle funzioni istituzionali; dell’ordine pubblico e della legalità; di un efficace servizio informazioni; di una corretta divulgazione delle notizie anche ai fini della solidità del “fronte interno”;

2)      telecomunicazioni e sistema d’allarme; comprende quanto necessario per assicurare: la funzionalità delle telecomunicazioni (intese nel suo insieme di sistemi, costituenti le reti nazionali e l’inserimento di queste nei centri nodali delle maglie internazionali); la diramazione degli stadi e stati di allarme;

3)      salvaguardia dell’apparato economico e logistico; tratta i problemi relativi: alla salvaguardia dei pubblici servizi di interesse vitale; ai trasporti per qualsiasi tipo di “via” (terrestre, area etc.); alla militarizzazione ed eventuale trasformazione di aziende nei settori industriale alimentare sanitario; al reperimento, approvvigionamento conservazione, trasporto delle materie prime e di quelle strategiche, nonché l’impiego delle fonti di energia; alla formazione e ricostituzione delle scorte; ai lavori di ripristino di importanti infrastrutture; alla mobilitazione dei lavoratori per i campi di attività essenziali;

4)      protezione civile; comprende i problemi relativi alla Protezione Civile ed in particolare: la prevenzione ed il rilevamento dei pericoli derivanti da agenti naturali compresi quelli eventi carattere radioattivo, biologico chimico; la diffusione degli stati di allarme per qualsiasi genere di pericoli (alluvioni, frane, movimenti tellurici, trombe d’aria, etc.) compresi quelli derivanti da attacchi aerei con armi convenzionali o del tipo nucleare, batteriologico, chimico; la protezione delle attrezzature industriali; la protezione del patrimonio agricolo e zootecnico; la protezione delle vite umane e dei beni; compresi quelli artistici culturali; il mantenimento ed il ripristino dell’ambiente nel quadro di una organica politica ecologica; la politica dei rifugi e del mantenimento nel posto della popolazione; il salvataggio lo sgombero e l’assistenza degli scampati da eventi calamitosi; il diradamento e lo sfollamento; i movimenti degli evacuati;

5)      salvaguardia della sanità pubblica; comprende problemi concernenti: l’istituzione di ospedali e centri di accertamento sanitario campali; la profilassi igienico sanitaria; la salvaguardia ed il controllo igienico sanitario degli animali, degli alimenti, delle acque e degli ambienti in genere; lo sfollamento ed il trasferimento di malati già ricoverati presso nosocomi; il soccorso ed il ricovero e la cura dei malati compresi quelli colpiti da offese di armi convenzionali o di tipo N,B, e C; il rifornimento, la produzione, la conservazione, e la distribuzione di materiale igienico sanitario; l’analisi degli animali e di cose attaccate da aggressivi biologici e chimici e l’indicazione di adeguate contromisure; la decontaminazione di persone e la bonifica di aree contaminate; la divulgazione delle istruzioni di pronto soccorso e di soccorso reciproco; la tumulazione delle salme;

6)      informazione pubblica, addestramento alla protezione e salvaguardia dei beni artistici; tratta i problemi relativi all’informazione della popolazione circa: i possibili pericoli e i relativi stati d’emergenza e di allarme; i modi di proteggersi secondo i vari tipi di pericoli; le modalità di addestramento singolo e collettivo; l’organizzazione e l’attività dei volontari e degli ausiliari di Protezione Civile; la protezione dei beni privati e pubblici.

 

CONCLUSIONI

I disservizi elettrici del 28 settembre 2003 e del 4 novembre 2006, sono significativi per far comprendere la vulnerabilità dell’Italia riguardo la fornitura di energia elettrica.

Le conseguenze, ampiamente descritte, sono state: disagi alla popolazione; arresto di molte attività produttive con conseguenti danni economici; disagi nei trasporti; tempi di ripristino del servizio elettrico da 2 a 20 ore.

Sotto il profilo strategico è importante coinvolgere maggiormente i cittadini in tema di emergenza e Difesa Civile ed armonizzare ulteriormente la normativa in materia di Difesa Civile e Protezione Civile, per costituire una struttura per quanto possibile unitaria anche considerando che gli strumenti operativi per affrontare le grandi calamità o gli atti di terrorismo sono in gran parte gli stessi.

IL RISCHIO BLACKOUTultima modifica: 2016-06-22T16:04:19+02:00da m.pietrangeli03
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