ferrovieri

08 marzo 2014 , PEPPE AQUARO, CORRIERE DELLA SERA.it, Il Figlio del Capostazione

Corriere della Sera.it, 8 marzo2014

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_marzo_08/ferrovie-dimenticate-viaggio-tracce-binari-incantati-92eb0890-a6a3-11e3-bbe4-676bb1ea55e1.shtml

Il Figlio del Capostazione

un viaggio sulle tracce di binari «incantati», Da Bassano Romano a Passo Corese, pezzi di storia su e giù per l’Italia

di Peppe Aquaro

Quel binario d’incrocio

Cominciamo dalla giornata dedicata alla stazione di Bassano Romano, nel Viterbese, punto d’arrivo e partenza dei treni dal 1916 ai primi anni ‘90. Parliamo della stazioncina attraversata dalla linea Roma-Cesano-Viterbo, e con il binario d’incrocio sotto esame. “Le ferrovie regionali del Lazio vorrebbero toglierlo, ma dal momento che nella prossimità della stazione esiste un dislivello del quindici per mille, d’inverno, col gelo, è necessario che i treni di passaggio siano guidati sul secondo binario, o d’incrocio”, spiega Carlo Leoni, di Bassano, e promotore di una raccolta di duemila firme per non far eliminare quel binario e ripristinare la fermata in stazione.

Il figlio del capostazione

Dal binario d’incrocio alla storia delle ferrovie sabine-reatine e dell’alta valle del Tevere, oggetto d’indagine, il prossimo 22 e 23 marzo, a Passo Corese, nella palestra della scuola media Orazio, in via Fermi. Mario Pietrangeli, Colonnello dell’Esercito, oggi a Milano, è vissuto a Passo Corese, nel comune di Fara Sabina. Suo padre, Giorgio, è stato il Capo Stazione del posto. L’idea quindi di realizzare un Museo di questa Stazione, dalla fine dell’Ottocento a oggi, non poteva che nascere da lui, oltre che dal Comune di Fara Sabina. Nel corso della giornata, attraverso schede didattiche, plastici, modellismo ferroviario di eccellenza e una lezione sulle ferrovie coloniali italiane, si capirà quanto sia importate rivalutare i collegamenti del passato. Con un occhio al futuro. “Della Terni – Viterbo – Civitavecchia, è allo studio la riattivazione del tratto Capranica – Civitavecchia, all’interno di un più ampio progetto che colleghi il Tirreno all’Adriatico. Altro che ferrovie dimenticate”, racconta il colonnello romantico.

Tutti a Bassano

“La nostra stazione servirebbe un paese di poco meno di 5mila abitanti, dei quali molti sono lavoratori pendolari e studenti, costretti a farsi accompagnare alla stazione più vicina, come Capranica-Sutri, a sei chilometri da qui, per raggiungere Roma o Viterbo”, conclude Leoni, il quale ha deciso di mobilitare concittadini e curiosi, sabato 8 e domenica 9 marzo, davanti al piazzale della stazione, dalle 10,30 alle 17,30. Le stazioni sono patrimonio collettivo, come i monumenti. A proposito, contrariamente a quanto accade per altre ferrovie dimenticate, lungo i binari della stazione di Bassano non si cammina (qui i treni non si fermano, certo, ma continuano a transitare), allora si può approfittare della giornata per visitare Bassano, alla ricerca di vie, piazze e palazzi all’interno dei quali sono stati girati film come il Gattopardo o il Marchese del Grillo.

 

Viaggio nel tempo

Eccoci lungo un’altra camminata in un tratto di ferrovia dismessa, da Capranica a Civitavecchia, per la precisione tra Civitella Cesi e Monteromano, attiva dal 1928 al 1964. La organizzano, il prossimo 10 maggio, le sedi Touring club di Viterbo e Roma. Il percorso è di quelli impegnativi, “ma la vecchia ferrovia, i resti archeologici e il paesaggio circostante ripagheranno dall’impegno affrontato”, ricordano gli organizzatori Vincenzo Ceniti e Antonello Ghera, rispettivamente consoli Touring per Viterbo e Roma. Si parte alle 9,30 da Barbarano Romano per poi attraversare una galleria, il ponte sul Mignone, tra le più ardite opere ingegneristiche dei primi del Novecento, e l’insediamento preistorico di Luni.

 

 

 

 

 

 

ARTICOLI del Giornale di Rieti 26 marzo e CORRIERE DI RIETI – Sabina 22 marzo 2017 una Mostra Storica e una Conferenza sul tema del “Treno e la Battaglia di Mentana nel 150°Anniversario”.

a blog foto

Il GIORNALE di RIETI       26 marzo 2017

Celebrata la X Giornata Nazionale delle Ferrovie (Non) Dimenticate

 
A Passo Corese l’evento promosso a livello nazionale dal Co.Mo.Do. e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Fara in Sabina
     
dalla Redazione domenica 26 marzo 2017 – 20:45
Sabato 25 marzo ha avuto luogo in Passo Corese la X Giornata Nazionale delle Ferrovie (Non) Dimenticate. L’evento, promosso a livello nazionale dal Co.Mo.Do. (Comitato per la Mobilità Dolce) e organizzato a livello locale dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Fara in Sabina, ha rappresentato un momento di riflessione su ciò che la ferrovia ha rappresentato per l’Italia in generale e per la Sabina in particolare, mediante l’organizzazione di una mostra storico – documentaria e l’esposizione di cimeli ferroviari, presso il Centro Giovani di Piazza della Libertà. Tra i visitatori mattutini è stata registrata la presenza dell’Assessore Regionale Fabio Refrigeri, del Colonnello Gianni Massimo Cuneo, comandante del Centro Sportivo Carabinieri e dell’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Fara in Sabina Antonino La Torre. Nel pomeriggio, si è tenuta una conferenza di cultura ferroviaria. Dopo il saluto dell’Assessore alla Cultura Paola Trambusti, vi sono stati gli interventi dell’Ing. Michele Antonilli che ha delineato la situazione delle ferrovie in Italia nel periodo che va dal 1848 al 1870; del Dott. Roberto Lorenzetti, Direttore dell’Archivio di Stato di Rieti, che ha trattato la nascita e lo sviluppo delle ferrovie in Sabina fra Ottocento e Novecento; del Colonnello Mario Pietrangeli che si è soffermato sul 150^ anniversario della battaglia di Mentana, evento che vide alcuni episodi svolgersi nei pressi della stazione ferroviaria di Fara in Sabina. Un pubblico interessato ha partecipato al convegno, intrattenendosi poi in simpatiche conversazioni con i relatori.

(Cefalù News 20 marzo2017 ) Si terrà a Passo Corese (frazione del Comune di Fara in Sabina), sabato 25 marzo alle ore 16.30 presso la Sala Giovani, in occasione del 150° Anniversario dell’Evento, la Conferenza e Mostra storica dal titolo: “Il Treno e la Battaglia di Mentana”. A cura del Dottor Lorenzetti Roberto (Direttore dell’Archivio di Stato di Rieti), dell’Ingegnere Michele Antonilli e del Colonnello Mario Pietrangeli.

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Mercoledì 22 marzo 2017 Sabina Reatina

CORRIERE DI RIETI e Sabina

Passo Corese. Sabato una mostra storica e una conferenza sul tema del “Treno e la Battaglia di Mentana nel 150°Anniversario”.

Il fascino delle ferrovie dimenticate

PASSOCORESE. Sabato avrà luogo la X Edizione della Giornata nazionale delle ferrovie (non) dimenticate, organizzata dal Comune di Fara in Sabina, Assessorato Cultura. L’evento, promosso su tutto il territorio nazionale dalla Confederazione per la mobilita dolce, e un’occasione per riflettere sul treno quale mezzo di trasporto per una mobilità sostenibile.

Obiettivi di CoMoDo. sono la promozione di una rete nazionale di mobilita dolce e sostenibile che abbia come requisiti fondamentali: il recupero delle infrastrutture territoriali dismesse (ferrovie, strade arginali, percorsi storici), la compatibilità e l’integrazione fra diversi utenti, la separazione dalla rete stradale ordinaria, o in certi casi la protezione della mobilita dolce sulle strade promiscue con i mezzi motorizzati a bassa intensità di traffico, l’integrazione con il sistema dei trasporti pubblici locali e con

la rete dell’ospitalità diffusa. Presso il Centro giovani di piazza della Liberta e in programma l’ esposizione di schede storiche sulle ferrovie dimenticate del Lazio, foto e documenti d’epoca sulle ferrovie della Sabina (Roma – Firenze, Direttissima, Terni – Rieti – Sulmona). Inoltre saranno esposti cimeli e strumenti ferroviari e ci saranno proiezione di video. Inoltre il pomeriggio alle 15.30 si terra una conferenza sul 150˚ anniversario della battaglia di Mentana (che vide il treno svolgere un ruolo importante nell’arrivo e nella partenza dei volontari, a e da Passo Corese che nel 1867 segnava il confine di Stato). Relatori saranno Roberto Lorenzetti (direttore Archivio di Stato di Rieti), il Colonnello Mario Pietrangeli e l’Ingegnere Michele Antonilli. Grazie a tali eventi, molte ferrovie in Italia, un tempo dimenticate e abbandonate, sono state trasformate in vie verdi sulle quali pedalare, andare a cavallo, passeggiare. Altre sono state rimesse in attività e sono diventate luoghi di incontro e socialità, presidi ambientali e culturali e fucine dell’economia civile locale. Tra gli appuntamenti di punta della manifestazione nazionale (circa 100 eventi) c’e il viaggio in treno sulla“Transiberiana d’Italia”, la storica tratta che collega Sulmona-Carpinone-Isernia nel cuore dell’Appennino abruzzese molisano. Un viaggio nel tempo sui binari di una delle ferrovie più suggestive d’Italia. La storica e suggestiva tratta Sulmona-Carpinone-Isernia che unisce Abruzzo e Molise attraverso la bellezza di paesaggi unici panorami mozzafiato: dagli altopiani abruzzesi alle montagne del Parco nazionale della Majella.

 

GENNAIO 2017 FERROVIE TURISTICHE: L’ Aula della Camera ha approvato la proposta di legge sulla trasformazione delle linee ferroviarie in disuso in ferrovie turistiche alla unanimità: un grande segnale di civiltà. La Civitavecchia – Capranica – Orte E la Pesaro – Urbino

immagine ferroviaria per blogL’ Aula della Camera ha approvato la proposta di legge sulla trasformazione delle linee ferroviarie in disuso in ferrovie turistiche alla unanimità: un grande segnale di civiltà.  La Civitavecchia – Capranica – Orte E la Pesaro – Urbino

(Fonte www.deputati.it) “Una legge lungamente attesa che, con la sua approvazione, vedrà l’Italia tra le prime nazioni in Europa a disporre di norme ben precise, e soprattutto sicure, che disciplinano questo articolato settore”. Lo dichiara Maria Iacono, deputata del Partito democratico e prima firmataria del ddl sulla Ferrovie turistiche.

“Grazie alla nostra norma – continua –  sarà possibile sviluppare ulteriormente la vasta rete di ferrovie storiche e turistiche che attraversano la  provincia italiana. Stiamo dando al Paese l’opportunità di creare sviluppo e ricchezza partendo dalla riscoperta dell’immenso patrimonio storico-ingegneristico, frutto del genio italiano dell’800 e del ‘900 e dalla valorizzazione di tratte ferroviarie in cui si mescolano storia , paesaggio e cultura. Oggi l’Italia potrà  offrire al turista un nuovo modo di conoscere le bellezze paesaggistiche e culturali, da un altro punto di vista ovvero quello di un treno storico. La legge offrirà, poi, ai nostri giovani  l’opportunità  d’investire nei territori interessati dalle linee  turistiche, inaugurando attività  culturali, ricettive e di promozione turistica. La felice esperienza della Fondazione FS Italiane, che in pochi anni è riuscita a mettere in piedi una ardita programmazione di treni storici e turistici dal nord al sud del paese, coinvolgendo ben 50mila viaggiatori nel solo 2016, ci ha incoraggiati nel perseguire questa strada”.

“Ringrazio dunque la Commissione Trasporti, il suo presidente Meta e la relatrice Romina Mura per un lavoro la cui indubbia qualità è stata premiata dall’approvazione unanime dell’Aula”, conclude.

Finalmente dopo anni di lavoro, impegno e tanta passione una legge riconosce la validità della lotta portata avanti dal mondo dello associazionismo. Le ferrovie Civitavecchia – Capranica  – Orte (Lazio) e la Pesaro – Urbino (Marche) entrano nel novero delle 18 linee ferroviarie individuate dalla legge.

E’ una enorme soddisfazione nel vedere riconosciute alla Civitavecchia Capranica Orte e alla Pesaro Urbino la loro valenza Storica, Paesaggistica e Culturale.

Questa legge, una volta approvata definitivamente, potrà dare l’opportunità agli appassionati del turismo lento di conoscere i tantissimi luoghi tenuti  lontani dai tradizionali itinerari turistici attraverso l’uso di treni storici.

Oggi un decisivo passo è stato compiuto. L’ultimo è quello della sua approvazione al Senato che speriamo possa avvenire quanto prima. Al riguardo, si ringraziano tutti i Deputati che in varia misura hanno dato il loro contributo di pensiero alla Legge, in particolare l’On Fabio Melilli e l’On Pastorelli (Reatini),  la Sarda On. Romina Mura (relatrice) e  la Siciliana On Maria Iacono (prima firmataria) e il Presidente della Commissione Onorevole Meta, la stampa e i tanti amici e amiche che hanno accompagnato il percorso per non far morire le Linee Storiche.

 

 

 

2003 EXERCISE ARRCADE ENGINEER 2003 Col. Mario Pietrangeli

EXERCISE ARRCADE ENGINEER 2003

Col. Mario Pietrangeli
(sito angetbo)

 

Un’esperienza assolutamente indimenticabile. Non credo esistano parole più appropriate per racchiudere in un giudizio sintetico quello che mi ha lasciato la conclusione della recente esercitazione “ARRCADE ENGINEER 2003” svoltasi nella settimana dal 24 al 28 Novembre. Ma andiamo con ordine; dopo una serie di riunioni di coordinamento il personale del Reggimento che doveva partecipare all’esercitazione è stato suddiviso in due aliquote: una che potremmo definire “operativa” denominata aliquota ferroviaria, addetta alla parte di armamento ferroviario dell’esercitazione, agli ordini del Cap. Amedeo NELLI ed una “logistica”, agli ordini del Magg. Guido CAMPESE, imperniata sulla movimentazione del Convoglio di Pronto Intervento. Dopo i numerosi sforzi compiuti da tutto il personale del Reggimento, a vario titolo impegnato nell’organizzazione e a cui credo vada tributato un plauso per quanto fatto, l’esercitazione è potuta finalmente partire.
Le due aliquote si sono mosse in tempi distinti: l’aliquota ferroviaria è partita per Roma il 18.11 e si è da subito occupata dell’allestimento e della preparazione del cantiere di lavoro (situato presso il Deposito militare di Vitinia, a sud di Roma); il Convoglio e tutto il personale addetto sono invece stato movimentato il 24.11 giungendo alla stazione di Ciampino in tarda serata, parcato presso il binario n.6 della stessa stazione. I due giorni successivi sono serviti alle due aliquote per espletare compiti totalmente differenti: l’aliquota ferroviaria ha potuto affinare la propria attività dimostrativa presso il cantiere di Vitinia (che consisteva nel ripristino di un tratto di binario supposto devastato da un attentato terroristico), sotto il vigile controllo del Comandante di Reggimento, Col. Mario PIETRANGELI, del Comandante di Battaglione, Ten. Col. Emanuele MAIDA e del Magg. Guido CAMPESE; nel frattempo, presso la stazione di Ciampino fervevano i preparativi per la giornata del 26.11, dedicata alle visite al Convoglio. Nonostante il pessimo tempo meteorologico, l’afflusso di visitatori ha ampiamente superato ogni più rosea aspettativa: con il contributo della protezione civile e della polizia ferroviaria della stazione di Ciampino (di cui va rilevata la disponibilità e la gran professionalità) nel corso dell’intera giornata sono stati oltre 600 le persone venute a “sbirciare” all’interno del nostro treno che ha indubbiamente suscitato nella Comunità ciampinese notevole curiosità. Tra loro merita una menzione particolare il Sindaco di Ciampino, giunto in visita con altre autorità locali nel pomeriggio. Ma ben poco è durata l’euforia della giornata: la sera tutto il personale era già proiettato al 27.11, giornata clou dell’esercitazione dal punto di vista militare. La mattina alle 08:00 circa è, infatti, giunta alla stazione di Ciampino una delegazione NATO composta da personale effettivo all’ARRC (acronimo inglese di Comando alleato di Reazione Rapida) con base in Germania. Circa 50 fra Ufficiali e Sottufficiali, accompagnati da Magg. Gen. Giuseppe VALOTTO e dal Ten. Col. BINDI, hanno preso posto sul treno; dopo una breve visita è stata loro proiettata una presentazione del Reggimento Genio Ferrovieri, con la quale è coincisa la partenza del treno alla volta di Ponte Galeria, viaggio durante il quale il personale ha potuto fare un “giro panoramico” di Roma. Giunti dopo circa un’ora alla stazione di Ponte Galeria la delegazione è stata quindi accompagnata, a bordo di pullman militari, a Vitinia, dove l’Unità ferroviaria ha potuto mettere in mostra la professionalità del personale del Reggimento. Al termine dell’attività dimostrativa numerosi sono stati i complimenti da parte dei componenti la delegazione e degli ospiti intervenuti per l’occasione: uno splendido successo per il Reggimento tutto!.
Il giorno successivo è giunta l’ora della partenza, con il Convoglio che ha lasciato Ciampino intorno alle 07:00 giungendo nel secondo pomeriggio a Castel Maggiore.
Cosa resta di una simile attività? Senza ombra di dubbio l’ennesimo splendido ricordo di un’attività in cui la coesione tra autorità civili e militari ha dimostrato tutta la sua valenza. Grazie alla massima disponibilità dimostrata da tutta la Comunità di Ciampino e all’ottimo lavoro svolto del personale del Reggimento è stato possibile realizzare un’esercitazione che ha travalicato il fine prettamente militare, riportando in primo piano anche il rapporto con la Comunità civile. Un’esperienza sicuramente da ripetere.

2016 ARTICOLO DI PIETRO MITRIONE RIAPERTURA DELLA FERROVIA AVELLINO ROCCHETTA

avellino rocchetta per blogARTICOLO DI PIETRO MITRIONE  RIAPERTURA DELLA FERROVIA AVELLINO ROCCHETTA

Ritorna il Treno dell’Irpinia Dal 13 dicembre 2010 la storica ferrovia Ofantina, su decisione inopinata della Regione Campania, guidata da S.Caldoro e condivisa dal muto consenso di qualche politco locale, è rimasta “sospesa” rischiando concretamente di essere dismessa. Invece succede che, …… dopo circa 6 anni, oggi 22 agosto 2016 da Rocchetta a Conza il treno storico di Fondazione Fs, diretto da Luigi Francesco Cantamessa Armati, ha percorso i binari della ferrovia voluta da Francesco De Sanctis. Una festa di popolo ha salutato questo evento. Quello che sembrava essere solo un sogno di una sparuta pattuglia di “stupidi idealisti” di far riattivare la ferrovia Avellino Rocchetta Sant’Antonio è diventato realtà. In questi lunghi anni la concreta battaglia condotta dal basso da in_loco_motivi, unitamente a personaggi dello spettacolo, della cultura, della politica della nostra provincia ed altre associazioni ha fatto in modo che l’idea di una nuova utilizzazione della tratta ferroviaria potesse essere intrapresa per far rinascere a nuova vita il treno sulla più antica tratta irpina, come mezzo a servizio del turismo e della conoscenza del territorio. ll progetto che riguarda il potenziamento della rete ferroviaria irpina, a cominciare dalla proposta fatta dal governatore della campania De Luca di elettrificazione della Sa-Av_Bn, ha “rivoluzionato” gli assetti strategici per rimodulare un nuovo ruolo per la nostra città e di conseguenza anche la Avellino Rocchetta. La costruzione della linea ad alta capacita Na-Ba può far uscire la nostra provincia dall’atavica arretratezza di strutture su ferro. Un ritardo che la politica, senza nessuna distinzione, ha colpevolmente portato alla cancellazione del nostro territorio dalla geografia ferroviaria italiana. Possiamo dire che la cura di ferro è la giusta terapia per far rinascere il nostro territorio. Quanto realizzato, oggi, non è stata una operazione nostalgica. Sappiamo che la sospensione della Avellino Rocchetta non è stato il risultato dell’analisi della stessa valutandone potenzialità e difetti, ma il taglio di quello che secondo i numeri è un ramo secco come accaduto, peraltro, per tanti altri servizi pubblici che penalizzarono e che continuano a rendere difficile la vita quotidiana principalmente per gli abitanti delle aree interne e le fasce deboli. L’Avellino Rocchetta è un parco tematico, rappresenta un viaggio emozionale nella terra del vino, del paesaggio, della luce, del vento, dei fiumi. Noi abbiamo solo dato un nome a quello che già esisteva. Per questo può funzionare, perché non ci sono forzature, non si stravolge nulla. Abbiamo proposto una visione di un uso del treno legato alla fruizione del paesaggio ed ai principi del turismo ambientale. Il treno può divenire elemento di supporto alla crescita economica del territorio, attraverso una gestione più imprenditoriale, ad esempio con società private, ma anche pubblico-private, vocate alla promozione turistica del territorio e a visioni dell’offerta commerciale più attrattive. La ferrovia voluta dal grande irpino Francesco De Sanctis è’ la ferrovia delle acque : attraversa e lambisce in più punti i FIUMI Sabato, Calore ed Ofanto. E’ la ferrovia dei grandi vini docg : attraversa i territori , servendoli con stazioni dei comuni degli areali del Taurasi e del Fiano. E’ la ferrovia del Parco Naturalistico Regionale dei Monti Picentini. E’ la ferrovia delle aree a tutela della biodiversità e dei siti di Importanza Comunitaria irpini E’ la ferrovia dei Borghi, della storia, della cultura e dell’ identità territoriale. E’ la ferrovia del mito dell’irpinia…… Noi di in_loco_motivi abbiamo solo intuito la bontà dell’idea, adesso è tempo di riflettere e pensare al futuro della tratta, perché ora quella tratta un futuro può averlo: l’Avellino Rocchetta Sant’Antonio può essere rivisitata come tratta turistica così come previsto nel protocollo d’intesa firmato il 14 luglio 2016 fra Regione campania, Fondazione Fs, RFI e Ministero per i beni culturali. La proposta di legge in discussione in Parlamento, per il recupero delle tratte ferroviarie in abbandono a scopi turistico/culturale è il riferimento normativo per salvare le tante Avellino Rocchetta diffuse sul territorio nazionale. Il bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis nel 2017 è la tappa che ci prefiggiamo per la sua completa riattivazione. Un impegno che insieme è possibile portare a termine. Con questa nota cessa la mia quotidiana conta dei giorni che ricorda i giorni di sospensione della tratta Avellino Rocchetta.. Ringrazio tutti quelli che in questi 5 anni e 248 giorni hanno subito il mio costante martellamento. Non so quello che accadrà nei prossimi mesi ma certamente non si fermerà il nostro impegno per la completa riapertura della linea e per lo sviluppo del trasporto su ferro che oggi qualcuno scopre esistere anche in Irpinia e di cui piacerebbe sapere dove era quando l’Irpinia veniva cancellata dalla geografia ferroviaria. Un caro saluto a tutti.. in particolare a quelli che solitamente si esercitano col dire: ” si, però…”

2005 (Mea/Gs/Adnkronos) CAMBIO AL VERTICE DEL Reggimento GENIO FERROVIERI DI CASTEL MAGGIORE 2005 (Mea/Gs/Adnkronos)

ESERCITO: BOLOGNA, CAMBIO AL VERTICE DEL GENIO FERROVIERI DI CASTEL MAGGIORE

Bologna, 29 set. (Adnkronos) – Cambio al vertice del reggimento Genio Ferrovieri. Domani alle 10 nella caserma di Castel Maggiore (Bologna), sede del reggimento, ci sara’ la cerimonia durante la quale il colonnello Mario Pietrangeli passera’ le consegne al suo pari grado Pietro Tornabene. Alla cerimonia, che sara’ presieduta dal comandante della Brigata Genio, il generale di brigata Claudio Angelelli, interverra’ il generale di corpo d’armata Gianfranco Marinelli.

Faranno da cornice, oltre alla gloriosa bandiera di guerra del Reggimento, i gonfaloni dei Comuni di Castel Maggiore e Ozzano Emilia e saranno presenti anche rappresentanti dell’Associazione dell’Arma del Genio e Trasmissioni. Il Genio Ferrovieri, che ha da poco ha compiuto 130 anni di storia, ha partecipato negli ultimi anni in zone di guerra come la Bosnia (Missioni Ifor e Sfor) e il Kossovo dove l’impegno continua ancora con un’aliquota di personale.

  • (Mea/Gs/Adnkronos)

2016 MASSIMO FERRARI Presidente Assoutenti/UTP (Ass. Utenti del Trasporto Pubblico) Articolo: Ferrovie Sud Est: crisi come occasione di rilancio

Ferrovie Sud Est: crisi come occasione di rilancio. La riflessione di Ferrari (Assoutenti/UTP )<!—->

(FERPRESS) – Roma, 22 GIU – Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Massimo Ferrari, Presidente Assoutenti/UTP (Ass. Utenti del Trasporto Pubblico) dal titolo “Le Ferrovie del Sud Est: fare della crisi un’occasione di rilancio”Di seguito il testo completo:“Dopo lo scandalo che ha travolto il vertice aziendale – un caso di mala gestione diventato di evidenza nazionale, con intervento dello stesso Presidente del Consiglio, Renzi – si discute in queste settimane del destino delle Ferrovie del Sud Est. Tra le ipotesi anche quella di assorbimento da parte del Gruppo Fs, su cui il Ceo, Mazzoncini, non ha escluso la fattibilità dell’intervento.Prima di qualsiasi decisione in materia, sarebbe il caso, però, di interrogarsi sull’oggetto del contendere. Le Ferrovie del Sud Est dispongono della più vasta rete italiana, dopo RFI, con oltre 400 km di sviluppo, ancorché concentrata nella Puglia meridionale ed in particolare nel Salento.
Si tratta di una rete a scartamento ordinario – e, quindi, facilmente integrabile con il sistema nazionale, con il quale condivide alcune stazioni, quali Taranto e Lecce – a binario unico e trazione diesel, benché alcuni interventi di elettrificazione siano in corso in prossimità di Bari.Per quanto sia teoricamente possibile viaggiare senza soluzione di continuità dal capoluogo pugliese fino a Gagliano del Capo, in prossimità di Santa Maria di Leuca, gli utenti (in prevalenza studenti) si possono collocare in tre diversi bacini di traffico: i pendolari che gravitano su Bari, quelli che, invece, raggiungono quotidianamente Taranto e Lecce, infine coloro che si spostano tra i diversi centri salentini. La rete avrebbe anche non trascurabili potenzialità turistiche, visto che serve località rinomate come Gallipoli e Otranto, meta in estate di migliaia di visitatori. Peccato che, in occasione dell’ultimo intervento di risanamento cui sovra intesero proprio i dirigenti Fs, alla fine degli anni Novanta, si decise di sopprimere il servizio nei giorni festivi (come è accaduto, del resto in altre realtà meridionali, quali le Ferrovie della Calabria e la Circumetnea).

Si fece, cioè, una scelta conservativa – nessun chilometro di binario, infatti, è stato per fortuna tagliato – ma anche abbastanza miope, garantendo gli spostamenti studenteschi verso i licei e le sedi universitarie e, soprattutto, i livelli occupazionali, con la razionalizzazione dei turni di lavoro. Secondo la tradizione, ben radicata nel nostro Paese, per cui i treni servono in primo luogo ai ferrovieri. Di qui il perpetuarsi di una gestione clientelare ed inefficiente, che, sommata ad alcuni clamorosi errori gestionali (acquisto di materiale rotabile inidoneo e consulenze liquidate con ingiustificata munificenza), hanno condotto all’attuale situazione fallimentare.

Adesso il rischio è di gettare il bambino con l’acqua sporca. Perché di sprechi da tagliare senz’altro ce ne sono, ma ci sarebbero anche le premesse per organizzare un ottimo servizio ferroviario sub regionale. I treni del Sud Est, infatti, dispongono di linee prevalentemente pianeggianti, relativamente poco tortuose mentre le stazioni – cosa non banale nel nostro Mezzogiorno – sono quasi sempre collocate in prossimità dei grossi centri serviti (almeno una trentina superano i 10 mila abitanti).

In una nazione nord europea da tempo si sarebbe approfittato di questa infrastruttura per offrire un servizio frequente e cadenzato in tempi di percorrenza competitivi rispetto all’auto (e certamente preferibili al bus), con il personale strettamente indispensabile all’esercizio in piena sicurezza (agente unico a bordo, stazioni minori non presenziate ed affidate agli Enti locali o alle Associazioni che, in qualche caso, hanno già fatto qualcosa di pregevole, vedi il caso del Museo della Civiltà Contadina di Tuglie, raggiungibile con una fermata dedicata). Nei fine settimana e in estate, quando le scuole sono chiuse, andrebbe invece lanciata un’offerta completamente diversa, tesa a soddisfare chi intende visitare non solo le località balneari, ma anche altre attrazioni come le Grotte di Castellana, i Trulli di Alberobello o il centro storico di Martina Franca. Magari in coincidenza con le Frecce (Bianche o Rosse) che già si spingono fino a Bari e Lecce.

Del resto, anche senza bisogno di varcare le Alpi, basterebbe dare un’occhiata alle “buone pratiche” che proprio la Regione Puglia ha avviato con la riapertura della linea Foggia-Lucera, l’ammodernamento della ferrovia Garganica o il raccordo con l’aeroporto di Bari. Esperienze di successo che lasciano qualche speranza per il futuro.

Perciò il problema non è tanto il possibile assorbimento nelle Ferrovie dello Stato, anziché la messa a gara (invitando possibilmente anche operatori stranieri) o una gestione regionale. Bisogna semmai chiarire preliminarmente è che cosa si intende fare delle Ferrovie del Sud Est. Se si pensasse di approfittare del risanamento per tagliare ulteriori servizi o, peggio, chiudere intere linee, allora sarebbe meglio astenersi dal provocare ulteriori danni.

Già nella prima metà del Novecento le Ferrovie dello Stato si spingevano fino a Otranto e Gallipoli. Poi – caso raro in un’epoca in cui era in auge la nazionalizzazione – i binari a sud di Lecce furono concessi ad un’impresa locale. Se tornasse un gestore unico, nulla vieterebbe di instradare treni diretti – stagionali e non – da Bari fino alle perle rivierasche del Salento. Ma anche istituire relazioni dirette tra capoluoghi di provincia, come Taranto e Lecce, via Francavilla Fontana. E magari proporre biglietti di libera circolazione per potersi muovere agevolmente senza dipendere dall’auto.

La Puglia – ed il Salento in particolare – sono stati in questi anni di crisi profonda una delle poche aree italiane a conoscere una grande crescita in fatto di presenze turistiche, attratte dal mare pulito, ma anche dalle eccellenze enogastronomiche e da eventi, come la Notte della Taranta, ormai noti in tutto il Mondo. Cosa aspettiamo a sfruttare una buona rete ferroviaria, che già esiste, per fare del “Tacco d’Italia” un’area propizia alla mobilità sostenibile?”

2016 DALLA PRESIDENZA DELLA CONFEDERAZIONE DI MOBILITÀ DOLCE M A S S I M O B O T T I N I Strade per la Gente Palestra Civica di Comunità

CoMoDo  stemma

DALLA PRESIDENZA DELLA CONFEDERAZIONE DI MOBILITÀ DOLCE

M  A  S  S  I  M  O     B  O  T  T  I  N  I

Strade per la gente Palestra civica di comunità
Co.Mo.Do. da sempre difende il ruolo della strada in quanto non solo collegamento ma mezzo di comunicazione, luogo in cui si innescano dei processi di conoscenza appunto. Un piano serio di rigenerazione delle strade , di alcune almeno, che le riporti all’originaria funzione è già una priorità nazionale, un piano che le metta in condizione di essere veicolo di comunicazione tra i luoghi delle città , tra le persone. Le strade sono l’unica occasione di avviare un processo di ricucitura tra le diverse parti delle nostre città, parti che spesso nemmeno si conoscono appunto, parti estranee l’una all’altra; il rammendo viario potrà rafforzare il senso di comunità e di appartenenza oramai da troppo tempo quiescente. Investire sulle strade è investire sul futuro della comunità, sul consolidamento sociale e sul suo sviluppo economico. 
 Il consumo di suolo che fino ad oggi ha caratterizzato lo sviluppo urbano ha mostrato anche ai più distratti i suoi limiti e peggio, i suoi danni. Molte strade nate e cresciute nel lungo periodo della bulimia edilizia sono così caratterizzate dalla sola funzione del collegamento che ora potranno servire ad esaltare la funzione primigenia della comunicazione che invece caratterizza altre vie. Le une e le altre convivono , si leggono e si comprendono per la loro differenza. 
 Quelle che si definiscono vie di comunicazione saranno i luoghi della mobilità sostenibile  e dolce come da sempre afferma Co.Mo.Do., luoghi quindi ancora una volta, della conoscenza e dello scambio, della socialità. Ebbene, vale la pena allora di iniziare un viaggio di ricognizione lungo una antica strada romana che oramai da troppo tempo è camuffata e nascosta allo sguardo di chi la percorre. Solo per fare un esempio: da Rimini a Roma lungo la Via Flaminia attraversando paesaggi storici, culturali e naturali, passando per nodi urbani che hanno storpiato l’armonia dei paesaggi del Belpaese, prendendo consapevolezza della potenza di quella strada che segna da più di 2000 anni un percorso mai abbandonato, mai deviato, pieno di vita. Prima di tutto  abbiamo in mano una cartolina, un’immagine di quella via che si vorrebbe raccontare e celebrare il paesaggio urbano lungo questa antica strada romana, una sorta di preparazione al viaggio vero e proprio che permetta intanto
VIA UGO BRASCHI SANTARCANGELO DI ROMAGNA (RN) 0541 626162
DALLA PRESIDENZA DELLA CONFEDERAZIONE DI MOBILITÀ DOLCE M  A  S  S  I  M  O     B  O  T  T  I  N  I
di averne una conoscenza superficiale e che ponga anche questioni rispetto al suo futuro, questioni che saranno poi riproposte e sviluppate dopo il viaggio.
Anche questo è il modo di rifare l’Italia nel prossimo futuro. Attraverso la strada, palestra civica di comunità. 
 Un Paese – il nostro – con città in grado di incamminarsi nei prossimi decenni verso un futuro in grado di fare i conti – rappacificandosi – con la propria storia, soprattutto con i propri errori ed in grado di guardare in modo nuovo all’architettura che le ha prodotte e a quella che le proietterà verso un futuro assai più lontano. Osservando i progetti dei nodi urbani e gli scenari storico archeologici dei siti testimoniali delle antiche consolari si comprende quanto sia radicata nell’anima del Paese la cultura urbana, peculiare e propria del nostro modo di abitare. 
 Ma anche quanto forte sia il bisogno di ricevere dai cittadini/residenti italiani idee innovative capaci di rispondere consapevolmente – ed a misura d’uomo – ai nuovi bisogni dell’abitare.  Per il gruppo di lavoro di Co.Mo.Do. la sfida è tentare di applicare i temi del riuso coniugando e declinando i saperi propri dell’antica cultura con la complessità della vita contemporanea nel rapporto tra artificio e ambiente,avvalendosi delle nuove conoscenze dell’innovazione e della ricerca. Svuotare per riempire, modificare per adattare gli spazi,i luoghi, i volumi, alla ricerca di un’etica e di una felicità nuove. L’ambizione di Co.Mo.Do. è quella di conoscere le città lungo alle vie storiche e soprattutto declinandole attraverso un modello di viaggio sostenibile ed etico, capace di mettere a disposizione dei viaggiatori luoghi rigenerati capaci di offrire aree di “posta”.
A conclusione del nostro  “Mese della mobilità dolce”, si raccoglieranno idee e frammenti di “infrastrutture comunitarie”, da trasferire attraverso una staffetta ideale lungo i miliari delle vie storiche e sostando nelle nuove “mutatio” che accoglieranno i nuovi pellegrini della conoscenza.
Arch. Massimo Bottini,  Presidente Nazionale Co.Mo.Do.

2016 Relazione di Anna Donati, Presidente onoraria CoMoDo Sul Binario Giusto Esperienze e regole per promuovere la mobilità dolce a piedi, in bicicletta ed in treno nel paesaggio Italiano.

CoMoDo  stemmaSul Binario Giusto

Esperienze e regole per promuovere la mobilità dolce a piedi, in bicicletta ed in treno nel paesaggio Italiano.

Relazione di Anna Donati, Presidente onoraria CoMoDo

10 marzo 2016

 

La voglia del viaggio lento e della mobilità dolce.

Negli ultimi anni anche in Italia c’è stata un autentica diffusione ed attenzione alla mobilità dolce. Sono aumentati quelli che camminano, pedalano in bicicletta e preferiscono le ferrovie turistiche per muoversi nel paesaggio e nella natura italiana.  La stessa Confederazione della mobilità dolce – CoMoDo – mette insieme le principali associazioni che si occupano di questi temi come Greenways Italia, Fiab, Legambiente, Italia Nostra, Ferrovie Turistiche e Museali, UTP Assoutenti, Touring Club, Audax ARI, AIPAI e diversi gruppi locali come Iubilantes, Etnafreebike, Umbria Mobilità, In_loco_motivi, Ferrovie della Calabria. Associazione le Rotaie Molise, TransDolomites.

Si sta affermando l’idea che il viaggio lento da vivere non è solo uno spostamento per arrivare a destinazione, ma un modo di godersi il tempo libero, la bellezza dei piccoli borghi, il buon cibo a chilometro zero, per incontrare la vitalità delle comunità locali, per apprezzare il silenzio e l’aria pulita, per curare il proprio corpo ed il proprio benessere, per dare valore al tempo.Forse una necessità vitale -dopo anni di rincorsa al fast food, alla velocità, alle infrastrutture “indifferenti al territorio”, all’abbandono delle aree interne, di taglio dei rami secchi – questa positiva riscoperta e valorizzazione dello slow food e dello slow travelcome voglia di futuro e non come nostalgia del passato.

Questi percorsi di mobilità dolce attraversano in genere aree interne a bassa densità e costituiscono un volano anche per il turismo, l’accoglienza, l’artigianato, i beni storici ed i piccoli borghi italiani, la natura ed i parchi: sono quindi anche una opportunità di crescita intelligente. Diventando anche un modo concreto per evitare l’abbandono del territori e contrastare, anche grazie alla manutenzione delle reti e delle ferrovie, il dissesto idrogeologico del paese.

A ridosso alle reti sia stradali che ferroviarie vi sono anche interessanti manufatti che possono essere recuperati e legati alle attività di promozione ed accoglienza. E’ il caso dei caselli ferroviari e stazioncine ormai chiuse di cui FS promuove il riutilizzo e le case cantoniere che di recente con un accordo Anas, MIT e Mibact  saranno destinate ad usi turistici e culturali.Diversi operatori privati si stanno aprendo a queste attività con la fornitura di servizi, con proposte integrate di accoglienza, di trasporto bici, assistenza e ciclofficine, con la vendita delle eccellenze del territorio, con guide turistiche. Stanno nascendo dunque piccole economie locali legati alla mobilità dolce molto interessanti, che vanno incoraggiate e sostenute.

Infine vanno poi ricordate le tante esperienze di promozione del viaggio lento, a piedi, in bicicletta ed in treno, con festival, letterature di viaggio, pubblicazioni dedicate, diari di viaggio dei tanti pedalatori e numerosi siti dove leggere e raccontare le esperienze. Ne citiamo due di sicuro interesse: le guide dei sentieri d’autore raccontate da Albano Marcarini ed il Festival Europeo delle vie Francigene, con oltre 400 eventi culturali lungo i cammini “per incontrarsi e peregrinare”.

Cammini storici e percorsi a piedi

Il cammino più noto in Italia è quello della Via Francigena, ma tante altre sono le opportunità diffuse: all’Alta Via dei Parchi in Emilia Romagna ed in Liguria, dai percorsi religiosi come il Cammino di Francesco tra Roma ed Assisi, è tutto un fioriredi percorsi e camminiculturali, naturalistici, religiosi, letterari, storici, devozionali e legati all’arte ed i beni culturali.   

Certamente il più famoso è il cammino europeo della via Francigena, l’antica via che nel medioevo univa Canterbury a Roma ed ai porti della Puglia, riscoperto dai moderni viandanti e riconosciuto nel 2004 con itinerario culturale europeo dal Consiglio d’Europa. Ancora prima in Italia era stata costituita nel 2001 la ”Associazione dei Comuni italiani sulla via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico” da qualche decina di enti locali pionieri. Adesso sono ben 86 comuni, 9 provincie e 7 regioni che aderisco a questo progetto di sviluppo sostenibile e valorizzazione di territori rurali e centri urbani di medie e piccole dimensioni. L’obiettivo è crescere ma al contempo mantenere tutte le caratteristiche di qualità e accoglienza di questo cammino definite dalla certificazione. Da sottolineare l’impegno della regione Toscana che ha mappato e creato la segnaletica della via Francigena sul proprio territorio, con oltre 1000 strutture di accoglienza segnalate, il tutto disponibile sul proprio sito.

Esistono diverse associazioni in Italia che promuovono percorsie cammini per pellegrini come la Rete dei cammini francigeni, aperta agli enti no profit, attiva in 11 regioni con 25 realtà consociate. L’obiettivo è quello di promuovere i cammini di pellegrinaggio,offrire percorsi sicuri e protetti e promuovere la cultura ed il gusto del camminare “sui passi dell’anima”.

Vi sono anche tanti camminatori locali che censiscono strade e percorsi utilizzando mappe digitali, come il progetto “Ammappalitalia, percorsi e tracciati da paese e paese” nato nella zona laziale del viterbese ma che si sta allargando a molti percorsi nelle regioni Italiane. La scommessa è quella che tutta l’Italia sia percorribile a piedi e l’idea è quella che ognuno di noi possa condividere e mappare i percorsi a piedi che conosce. Basta guardare sul sito per vedere la ricchezza di proposte e di esperienze.

Da segnalare anche la Giornata del Camminare, appuntamento annuale promossa da Federtrek, che organizza ogni anno più di 1000 escursioni a piedi nella natura ed a tema. Anche il trekking urbano per scoprire la propria città ha molti amici, magare per scoprire con una guida angoli nascosti o leggere con occhi nuovi quello che vediamo ogni giorno. Perchè in fondo “siamo tutti pedoni” come recita un fortunato slogan della campagna promossa dal Centro Antartide di Bologna, per invogliare i cittadini/e ad usare i propri piedi.

La scorsa estate, il giornalista e scrittore Paolo Rumiz ha percorso a piedi i 600 km sull’antico tracciato romano da Roma a Brindisi sulla regina viarum, alla scoperta dell’Appia Perduta, un tesoro dimenticato e calpestato, raccontando il suo diario quotidiano su Repubblica. Ne è nato anche un documentario su questo “cammino della memoria” ed anche una proposta pubblica di valorizzazione e ripristino di questo percorso.

Una proposta accolta in modo positivo dal Ministro per i beni e le attività culturali, che ha deciso anche di emanare una Direttiva per indire per l’anno 2016 come l’”Anno dei Cammini d’Italia” per valorizzare il patrimonio degli itinerari escursionistici pedonali o comunque fruibili con altre forme di mobilità dolce sostenibile, di livello nazionale e regionale, che rappresentano una componente dell’offerta culturale e turistica del paese. 

Nella stessa direttiva è previsto il censimento degli itinerari e cammini già esistenti, di quelli in progetto, per poi costituire un “Atlante dei Cammini d’Italia, in collaborazione con Regioni, Enti locali, Comuni, terzo settore, Università, operatori del settore culturale e turistico. Si tratta di obiettivi molto importanti per mettere insieme quanto è già stato fatto, mettere a sistema in modo omogeneo le diverse realtà dei cammini esistenti, valorizzarli e proporli al pubblico in modo semplice ed immediato e garantire un adeguato livello di qualità.

Pedalando in bicicletta

La bicicletta è in grande spolvero, soprattutto per muoversi nel tempo libero.  Si pedala sulla rete di ciclovie già disponibili, nel tempo libero vicino a casa, sulla meraviglia dellestrade bianche, lungo le alzaie di fiumi e canali, nei parchi naturali.

Si pedala come ciclisti amatoriali e sportivi. Oppure lungo i tracciati di vecchie strade storiche ormai in disuso perché sostituite da superstrade moderne e veloci. O ancora su nuove greenways realizzate su tracciati di ferrovie dismesse da tempo riconvertiti a percorso ciclopedonale. Si pedala molto anche sulle strade a basso traffico ed alta ciclabilità, come fanno i Randonneurs di ARI Audax.

E numerosi sono i progetti in campo per estendere e ripristinare le reti: la Fiab, insieme al Ministero per l’Ambiente, promuove la rete BicItalia, le grandi ciclovie italiane che fanno parte della rete europea Eurovelo. L’ambizione è di realizzare 18.000 di percorsi ciclabili per il turismo, le economie locali, la conservazione del territorio, anche attraverso la cucitura dei tanti percorsi esistenti.Integrato con le ciclovie è  AlbergaBici, la rete censita da FIAB che accoglie con piacere e con servizi dedicati chi pedala.

In questi anni sono nati altri progetti come Vento, promosso dal Politecnico di Milano, in bicicletta da VENezia a TOrino lungo il fiume Po per fare una esperienza itinerante nel paesaggio e nella cultura del grande fiumeDi estremo interesse è il  percorso promosso dal “Coordinamento dal basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese che dall’alta Irpinia, attraverso la Basilicata, le Murge, la Valle d’Itria arriva a Santa Maria di Leuca, la punta estrema del Salento. Un percorso cicloturistico di 500 km che segue il tracciato di due condotte storiche dell’acquedotto pugliese. Elemento importante è che questo tracciato può contare su 230 km di strade di servizio già esistenti e quasi interamente percorribili che con pochi interventi diventano una via verde. Cosi come una parte del tracciato è stata già trasformata in percorso ciclabile dalla regione Puglia, molto attiva sul fronte del cicloturismo.

Non può mancare un richiamo al GRAB, il grande Raccordo Anulare della Bici con 45 km di  percorsi dentro il comune di Roma e si snoda lungo aree verdi, parchi, argini fluviali, strade a basso traffico. Progetto promosso da VeloLove in collaborazione con Legambiente e Touring, che si snoda tra i principali monumenti della città eterna.  San Pietro, Colosseo, Circo Massimo, Caracalla, Appia Antica, che dovrebbe diventare davvero una strada ciclopedonale, sia per la mobilità urbana che come avvio della regina viarum per Brindisi, come nel vecchio ed attualissimo sogno di Antonio Cederna.

Questi tre progetti, oltre ad una tratto di ciclopista da Verona a Firenze, saranno tra le priorità per i finanziamenti previsti dal DDL Stabilità 2016.  Evidente che sono ben più numerosi i progetti di percorsi cicloturistici a tutte le latitudini del paese, dalla Sicilia alla Sardegna, dalla Toscana al Trentino Alto Adige che stanno avanzando nella progettazione, realizzazione ed utilizzo da parte degli amanti delle due ruote. 

Ferrovie dismesse da trasformare in Greenways

In Italiavi sono oltre 1600 km di linee ferroviarie dismesse (con Decreto Ministeriale) ed abbandonate da tempo, che in buona parte possono diventare greenways per vivere la mobilità dolce nel paesaggio italiano. Da non confondersi con le ferrovie sospese,chiuse all’esercizio, che sono circa 1300 km e di cui CoMoDo ne chiede la riapertura ad uso ferroviario.

Le ferrovie dismesse, con la pendenza dolce tipica delle ferrovie, il sedime in genere di proprietà di RFI, FS, qualche exconcessa ora delle Regioni, qualche privata, costituiscono un sedime naturale da trasformare in via verde per ciclisti e pedoni. Una parte di queste linee, circa 450 km, sono il risultato di varianti di tracciato (esempio da Vasto ad Ortona) mentre la restante parte sono ferrovie non più in esercizio e dismesse, come la Treviso-Ostiglia. Anche lo stato di conservazione è molto differente perché alcune sono dismesse da decenni, altre non sono mai entrate in funzione, alcune sono state chiuse da poco tempo e sono ancora armate.

E’ l’Associazione GreenwaysItalia che porta avanti questi progetti, con un proprio portale sulle vie verdi ed un censimento aggiornato delle ferrovie abbandonate. Alcune vie verdi dalla conversione di exferrovie sono state già realizzate, di cui la più famosa è la San Lorenzo a Mare – Ospedaletti, la pista ciclabile della Riviera dei Fiori in Liguria. Talmente famosa che nel 2015 il Giro d’Italia è partito proprio da qui.

Un caso interessante in corso di realizzazione è l’itinerario ciclopedale sulla exferrovia Bologna-Verona, che a seguito del raddoppio del binario completamente fuori sede, ha liberato l’exbinario unico. La regione Emilia Romagna insieme alle province e comuni interessati hanno sottoscritto un protocollo con Rfi in cui viene concesso il comodato gratuito per l’utilizzo del bene, che resta quindi di proprietà di RFI. Gli investimenti di riqualificazione sono a carico della Regione e degli Enti Locali, ma alcuni interventi con il sovralzo dei ponti ferroviari lungo la linea saranno effettuati da RFI. Quindi una collaborazione interessante tra l’azienda proprietaria, Regione ed Enti locali per realizzare la greenways, che di recente nel collegato ambientale approvato dal Parlamento, ha ottenuto un finanziamento di 5 milioni di euro assegnati alla Regione Emilia Romagna.

CoMoDo, la Confederazione per la mobilità dolce, ritiene che in generale una buona parte di questa rete dismessasi possa trasformare in Greenways, ma alcune tratte invece meritano di essere ripristinate in ferrovie turistiche come la Fano Urbino,  ancora con il sedime in buono stato e che attraversa aree di interesse turistico. Comodo ha aperto un tavolo di confronto con FS ed RFI sulle ferrovie dismesse, per identificare le linee che possono diventare greenways, e quelle che meritano di essere trasformate in ferrovie turistiche.

Il successo delle ferrovie turistiche

Le ferrovie turistiche stanno ottenendo un grande successo di pubblico anche in Italia. Prima ci sono state le storiche esperienze pioniere di treni turistici realizzate dalle associazioni di volontari, come il Treno Blu sul lago d’Iseo. O quelle sulla ferrovia Asciano-Monte Antico, ferrovia della Val d’Orcia chiusa nel 1994 e poi riaperta con treni turistici dai volontari e sostenuta dalla Provincia di Siena con il Treno Natura. Da ricordare anche il Trenino Verde della Sardegna che con quattro linee e 439 km di rete, propone treni turistici nei meravigliosi paesaggi sardi come la Macomer Bosa o la Mandax Arbatax. Essendo linee di proprietà regionali c’è il sostegno della Regione Sardegna ma essendo discontinuo mette a rischio il servizioInoltre servono interventi di manutenzione straordinaria dei binari della linee a scartamento ridotto, che hanno dei costi non indifferenti.

Numerosi sono i gruppi locali di volontari che in tutte le Regioni si impegnano per la riapertura di linee sospese o anche dismesse con servizi turistici, che curano musei ferroviari, materiali rotabili storici, che tengono viva la memoria e che sono riuniti nell’associazione Ferrovie Turistiche Italiane e nella Federazione Ferrovie Turistiche e Museali.  Nel Salento ad esempio è attiva AISAF che gestisce un bellissimo museo ferroviario a Lecce e promuovere il Salento Express, treno turistico sulle ferrovie Sud Est.

Ma adesso, dopo anni di confronti e proposte sono arrivate anche le Ferrovie dello Stato. Infatti dal 2013 è attiva la Fondazione FS, la società che custodisce l’archivio e le biblioteche delle ferrovie italiane, dai progetti infrastrutturali al materiale rotabile, dalle foto d’epoca al magnifico Museo ferroviario di Pietrarsa.  Da oltre un anno propone treni turistici su cinque linee locali denominate “binari senza tempo” a partire dalla ferrovia del Parco Sulmona Carpinone, la Transiberiana d’Italia. O sulla ferrovia del Lago d’Iseo, sulla Ferrovia della Val d’Orcia, sulla ferrovia dei Templi da Agrigento bassa a Porto Empedocle, tra i templi della Magna Grecia. Questi treni turistici e quelli realizzati sulle linee locali in occasioni di manifestazioni enogastronomiche e culturali, sono svolti in collaborazione con le associazioni localie stanno ottenendo un ottimo successo di pubblico.

Secondo la Fondazione nel 2015 sono stati organizzati 166 treni turistici con 45.000 viaggiatori in 13 regioni ed ora si progetta di aprire altre linee per nuovi treni turistici.Di recente a seguito di un accordo, il Mibact è entrato a far parte di Fondazione FS, per la promozione del turismo slow e del patrimonio storico, a partire proprio dalle ferrovie turistiche.

Un caso positivo di trasformazione di linee locali in ferrovie per pendolari e turisti con robusti investimenti sulla rete e sul materiale rotabile, è il Trentino Alto Adige, come è avvenuto sulla ferrovia della Val Venosta e della Val Pusteria.  Servizi cadenzati, integrazione con la rete nazionale su ferro ed il trasporto locale su gomma, treno più bici, tariffazione integrata, ne hanno determinato l’apprezzamento sia dei residenti che dei turisti. Al contrario di quello che sta avvenendo in Valle d’Aosta, dove la Regione a fine anno 2015 ha sospeso il servizio sulla Ferrovia locale Aosta-Pre Saint Didier.

Sono ben 1300 attualmente i chilometri di ferrovie sospese in Italia che secondo CoModo potrebbero essere riaperte per servizi turistici ed in diversi casi essere anche una buona integrazione per i servizi ordinari per residenti e pendolari.

E’ evidente cheserve attenzione ai costi di investimento, manutenzione e servizio, con un regolamento snello di gestione per le ferrovie turistiche ed una reale integrazione con il turismo e le economie locali. 

CoMoDo ritiene che ferrovie e treni turistici debbano essere riconosciuti come una attività stabile delle ferrovie, e quindi inseriti per la parte manutenzione dei binari all’interno del Contratto di Programma MIT-RFI e per la parte servizio nei contratti di servizio Regioni-Trenitalia, anche con risorse proprie delle istituzioni regionali.

In modo analogo chiediamo che l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria, adotti regole snelle d’esercizio per le ferrovie turistiche (come è già avvenuto dal 2011 in Francia con apposito regolamento) ed autorizzi la sperimentazione e le regole per l’utilizzo del Velorailper pedalare sui binari.

 

Velorail: pedalare sui binari

L’ultima novità è il Velorail (draisine o railbike o cicloferro), cioè carrelli o mezzi di trasporto a pedali da utilizzare sulle rotaie delle ferrovie. Tanto più in tempi di bicicletta a pedalata assistita e di nuove tecnologie che potrebbero consentire un uso alternativo del tracciato ferroviario o integrato con il treno turistico. In Francia ed oltralpe vi sono già 38 circuiti turistici con il Velorail già in uso su vecchie ferrovie dismesse.

Partendo ad esempio dal progetto sardo ByRails, una quadriciclo a pedalata assistita ad energia rinnovabile, che può pedalare sia su rotaia che su strada, promosso da ConfCommercio e con il sostegno della regione Sardegna. Un modo per valorizzare i 400 km di ferrovia a scartamento ridotto ed integrare il servizio del trenino verde.

Ma anche altri progetti si stanno studiando in varie realtà ed anche in Italia dovrebbe essere promossa ed autorizzata una sperimentazione di velorail e definita una regolamentazione di questo nuovo servizio turistico a pedali, che di certo avrebbe grande successo anche nel nostro paese.

Le proposte di CoMoDo: un Piano per la mobilità dolce e norme di sostegno

La reti dei percorsi a piedi, in bicicletta e su treni turistici deve essere resa fruibile in modo integrato con una vera e propria rete per la mobilità dolce. Va ricordato che le reti ed i percorsi su cui si cammina e si pedala molto spesso sono le stesse e quindi sono infrastrutture ad uso ciclopedonale. Cambiano ovviamente le esigenze ed i servizi tra chi va a piedi o usa la bicicletta.

Solo un esempio per comprendere meglio: la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, da Caposele a Santa Maria di Leuca, incontra la ferrovia Avellino Rocchetta San Antonio in Irpinia (adesso purtroppo sospesa) e le ferrovie Sud Est in Puglia e nel Salento. Queste reti devono parlarsi e proporsi in modo integrato a chi vuole camminare, pedalare e prendere un treno turistico, lasciando l’opportunità di pianificare un viaggio secondo il proprio piacere ed esigenza.

Ma serve anche una buona integrazione con il trasporto ferroviario (non solo locale) ed il trasporto su autobus per poter partire dalle città e vivere il tempo libero lasciando a casa l’automobile. L’intermodalità, con il trasporto della bicicletta sui mezzi del trasporto collettivo ed il deposito e custodia presso stazioni e fermate, deve essere realizzato in modo adeguato. 

Ma anche pedalare sulle strade a basso traffico deve essere riconosciuto e va tutelato chi pedala o cammina indicando ai mezzi di trasporto motorizzati che siamo in presenza di una strada ad alta ciclabilità.

Questa integrazione di rete, di servizi e strutture per l’accoglienza deve essere pensato come un Piano per la mobilità dolcesecondo linee guida nazionali con criteri omogenei di qualità, che l’utente deve immediatamente riconoscere. Queste linee guida secondo CoMoDo devono essere emanate dal Ministero dei Beni e le attività culturali, d’intesa con il Ministero dei Trasporti e le Infrastrutture ed il Ministero per l’Ambiente.

Dovranno essere poi le Regioni d’intesa con gli Enti Locali, che hanno una specifica e consolidata conoscenza del proprio territorio e delle reti, ad elaborare in concreto i Piani regionali di mobilità dolce e coordinarne l’attuazione con i vari soggetti pubblici e privati coinvolti. 

Una specifica attenzione dovrà essere dedicata ai nodi di scambio intermodale, studiando ed offrendo molte opportunità di integrazione per chi cammina, vuole pedale o salire su di un treno turistico e locale. Ci vogliono mappe, servizi, tariffe, posteggi, accoglienza turistica, da realizzare lungo tutto le reti ed i percorsi, valorizzando territori, città ed imprenditoria locale.

Anche Parlamento e Governo si stanno occupando di tutte queste novità. Il Ministero dei beni e delle attività culturali ha promosso l’anno 2016 come l’Anno dei Cammini e vuole costruire un Atlante dei Cammini per mettere in rete tutte le esperienze. Il Ministro dei trasporti Delrio è molto impegnato per lo sviluppo della bicicletta, un vero mezzo di trasporto sia in ambito urbano che per la rete di ciclovie turistiche. Ha ottenuto un ottimo risultato inserendo nel DDL Stabilità 2016 ben 91 milioni per la bicicletta e di questi tre sono per sostenere la rete dei cammini.

Anche il Parlamento è molto attento ed in questo momento sono ben tre i provvedimenti di cui si sta discutendo in ben due Commissioni della Camera. Alla Commissione Trasporti si discutono le norme per le ferrovie turistiche, come sostenere i nuovi servizi, vincolare i sedimi, ed indurre regolamenti snelli per l’esercizio di ferrovie a bassa velocità, partendo dal progetto di legge Iacono. Sono state svolte numerose audizioni e nelle prossime settimane sarà presentato dalla relatrice il testo base da discutere e poi approvare.

Nella stessa Commissione è in discussione la norma per la ciclabilità sia per l’ambito urbano che extraurbano, dove il relatorepartendo dal Pdl Decaro nell’ambito del comitato ristretto, sta elaborando il testo base che poi sarà sottoposto alla discussione della Commissione. Si tratta di un testo generale che ridefinisce le regole per promuovere gli spostamenti in bicicletta nelle città ma anche la rete di ciclovie nazionali e locali. E’ auspicabile che all’interno di questo provvedimento vi sia anche il riconoscimento delle “strade ad alta ciclabilità ed a basso traffico” con una segnaletica dedicata e rivolta ai mezzi motorizzati per moderare la velocità e prestare attenzione al ciclista.

 Allo Commissione Ambiente e Territorio è invece in discussione il provvedimento per la mobilità dolce, le ferrovie abbandonate, cammini e greenways, partendo da quattro progetti di legge presentati (Realacci, Bocci, Famiglietti, Busto). Anche qui si sono svolte diverse audizioni ed il relatore presenterà a breve un testo base da sottoporre al confronto in Commissione. L’obiettivo è quello di avere una normasnella, per elaborare il Piano nazionale per la mobilità dolce e le linee guida tecniche con cui mappare, integrare, recuperare reti e servizi, definire i compiti e l’attuazione delle Regioni, vincolare i sedimi, dare incentivi e agevolazioni ai soggetti pubblici e privati che realizzano servizi ed accoglienza, creare un marchio riconoscibile per la mobilità dolce.

E’ molto positiva questa “voglia” di mobilità dolce,  di bicicletta e ferrovia turistica, ma va evitato che vi siano interventi normativi scoordinati tra loro ed anche in leggera sovrapposizione.Per queste ragioni CoMoDo avanza le seguenti proposte:

  • ·         Chiede al Parlamento che vi sia un autentico coordinamento tra questi tre provvedimenti, che devono essere pensati in modo unitario.
  • ·         Suggerisce al Governo ed in particolare ai Ministri Franceschini, Delrio e Galletti, la massima attenzione e collaborazione con le Commissioni parlamentari per arrivare all’approvazione dei testi
  • ·         Richiede l’incremento delle risorse disponibili da inserire nelle norme per far decollare il viaggio slow ed il turismo dolce.
  • ·         Auspica un dialogo con le competenti commissioni del Senato, dove sono stati presentati analoghi testi e dove, una volta approvati dalla Camera i provvedimenti, sarannoa loro volta discussi ed approvati
  • ·         Propone che venga utilizzato lo strumento della “sede legislativa” per l’approvazione in Commissione, dato l’ampio consenso dei gruppi su questi temi, perché i tempi sono molto stretti ed per evitare di disperdere questo patrimonio di confronto e di consenso

Per tutti questi obiettivi e per promuovere la cultura della mobilità dolce, CoMoDo ha organizzato la IX Giornata delle ferrovie NON dimenticate 2016 ed il mese della mobilità dolce dal 6 marzo al 6 aprile. Ha promosso un ricco calendario di eventi, pedalate, cammini, convegni, treni turistici, ed anche una maratona ferroviaria da Palermo a Pietrarsa, utilizzando le reti locali del Mezzogiorno d’Italia.

E’ il nostro modo di voler bene all’Italia: promuovere il viaggio slow nel paesaggio italiano, per vivere la bellezza e la ricchezza (a volte anche gli orrori) del nostro Belpaese.

 

2016 Articolo di Anna Donati ” Se si scopre il trasporto locale solo quando accadono gli incidenti.”

CoMoDo  stemmaSe si scopre il trasporto locale solo quando accadono gli incidenti.

di Anna Donati

 

Il gravissimo incidente ferroviario tra Andria e Corato in Puglia, con il suo pesantissimo carico di 23 vittime e 50 feriti, sembra aver destato dall’oblio l’attenzione verso il trasporto ferroviario locale, di cui oggi si scopre la sua importanza per i 5 milioni di cittadini che lo utilizzano ogni giorno ed anche la sua arretratezza. Non manca praticamente nessuno – politica, istituzioni, stampa e mass media, commentatori ed esperti – tutti a scoprire che esistono ferrovie a binario unico, sistemi di blocco telefonico gestito da capistazione, che il sud è più indietro del nord anche sul trasporto ferroviario.

Noi ambientalisti non siamo sorpresi, da sempre abbiamo criticato gli scarsi investimenti ed i tagli al servizio di trasporto pubblico locale, sottolineato che 45 miliardi spesi per l’Alta Velocita Torino-Milano-Salerno hanno creato uno squilibro tra utenti delle reti ed aumentato il divario tra nord e sud del paese. Basta leggere il documentato rapporto annuale Pendolaria elaborato da Legambiente per avere un quadro esatto ed aggiornato della situazione, dove molte criticità sono anche al nord o sulla dorsale tirrenica ed adriatica.

La terribile notizia dell’incidente ferroviario fa ancora più scalpore perché stiamo parlando di binari e treni che sono un sistema di trasporto sicuro per eccellenza. Ma perché resti questo prezioso primato e perché l’offerta possa crescere in sicurezza servono investimenti, raddoppi dei binari là dove la frequenza elevata lo richiede, nuovi treni, nuove tecnologie di comando e controllo, serve una adeguata e costante formazione del personale. Perché l’errore umano purtroppo è sempre in agguato ma oggi esistono tecnologie e sistemi che garantiscono controlli supplementari e frenature automatiche per ridurre i rischi. Peraltro tecnologie che vedono le imprese italiane esportare in tutto il mondo queste innovazioni.

Sarà l’indagine della magistratura a stabilire le cause esatte del’incidente ferroviario e le responsabilità, ma è fuori discussione che lo scontro frontale tra i due treni sia avvenuto nel tratto di linea a binario unico e con il sistema di “blocco telefonico” di gestione.  

Va detto che Ferrotramviaria Spa – la società che gestisce la rete ed il servizio tra Bari e Barletta con un contratto con la regione Puglia –  è una società che gode di buona reputazione e che ha realizzato diversi progetti utili per la mobilità del territorio. Dei 70 km di linea elettrificata, 33 sono a doppio binario e adeguamento tecnologico di gestione.  Per il tratto Corato-Andria di 13 km è in corso il bando per il raddoppio del binario di cui si parla da diversi anni per un valore di circa 33 mln di euro, purtroppo proprio per quel tratto dove è avvenuto l’incidente. Progetto che prevede insieme al raddoppio anche l’interramento di 3,5 km di linea nel comune di Andria, che forse ha contribuito ad allungare i tempi di decisione, come spesso accade quando i binari attraversano i paesi ed occorre trovare le soluzioni più adeguate, insieme alle complesse procedure autorizzative ed alle regole stringenti per l’uso dei Fondi Europei.

La società Ferrotramviaria Spa si è dotata di nuovi treni, ha realizzato nel 2008 il servizio ferroviario metropolitano tra Bari ed il quartiere e l’ospedale San Paolo ed ultimo nato nel 2013, ha realizzato ed aperto il collegamento diretto per Bari Aeroporto con arrivo alla stazione centrale di Bari. Nuovi servizi che hanno ottenuto un ottimo successo di utenza.  Un grande progetto di ammodernamento della rete e dei servizi del costo di 180 milioni, ottenuti dalla Regione Puglia nell’ambito di fondi europei a partire dal 2008, che attende di essere completato ed attuato rapidamente per servire un bacino di utenza di 700.000 persone.

Il Ministro Delrio – intervenuto in Parlamento a riferire sul grave incidente – ha dichiarato che esistono 3000 km di linee regionali in concessione, di cui 2700 sono a binario unico. Del resto anche sui 16.000 km di rete nazionale RFI, circa 9000 km sono a binario unico. Le linee locali “exconcesse” sono state traferite alle regioni negli anni 90, su diverse linee sono stati realizzati potenziamenti ed ammodernamenti utilizzando fondi europei, la legge 211/92 e risorse proprie delle Regioni. Ma con le difficoltà finanziarie delle Regioni, l’esaurimento dei fondi della 211 mai rifinanziata, sono rimasti solo i fondi europei (che non tutte le regioni possono o sono capaci di utilizzare) e molti di questi progetti sono rimasti sulla carta, mentre le reti ed il materiale diventavano sempre più obsolete.

Basti pensare allo stato di degrado e disservizi in cui versano adesso le ferrovie Cumana e Circumvesuviana della regione Campania quando i tagli degli ultimi anni agli investimenti, per l’acquisto dei treni, per la manutenzione ed il servizio, hanno messo completamente in ginocchio una rete fondamentale per l’area metropolitana napoletana.

Il Ministro Delrio ha annunciato un finanziamento supplementare per queste tratte ferroviarie regionali per 1,8 miliardi: è un buon inizio, peccato che sia avvenuto a valle di un incidente, ma serve un piano di ammodernamento e potenziamento adeguato alla situazione arretrata di molte di queste reti.  Ha anche indicato che in modo graduale le linee a maggior traffico saranno poste sotto la vigilanza dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza ferroviaria, dato che oggi non lo sono e questo crea una disparità di regole e controlli tra rete nazionale e rete regionale in materia di sicurezza. (oggi queste linee sono vigilate da USTIF, organismo del Ministero dei Trasporti, che ha comunque regole precise e specifiche di controllo).  Cosi come con il recepimento in corso della “Direttiva Recast” si punterà ad integrare e rendere interoperabile la rete Rfi con diverse linee ferroviarie regionali e magari portandole sotto la competenza della rete nazionale.

Qualcosa si sta modificando anche per gli investimenti sulla rete nazionale, ma ancora in modo insufficiente per recuperare la cura del ferro sulla rete locale rispetto agli investimenti sull’Alta Velocità. Infatti l’Addendum 2015 al Contratto di Programma con RFI prevede 8,9 miliardi di investimenti, di cui la metà destinati all’AV (terzo valico Milano Genova, Tunnel del Brennero, Brescia Padova).  Della restante parte 750 milioni sono per il miglioramento delle rete nelle aree metropolitane, 1,3 miliardi a servizio della rete regionale, 1,7 miliardi per la messa in sicurezza (tecnologie, dissesto idrogeologico, rischio sismico). 

Quindi si tratta di investimenti in larga parte legati all’Alta Velocità e concentrati al nord: speriamo che i futuri 8,2 miliardi decisi dalla legge di stabilità 2016 per gli anni 2017-2025 vedano la prevalenza dei nodi ferroviari metropolitani, della dorsale adriatica e tirrenica e per gli investimenti al sud.  Investimenti che dovranno essere integrati e selezionati con la strategia del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica (aggiornamento previsto dal Codice Appalti entro il 2017) e con le politiche di mobilità urbana che saranno elaborate da Comuni e Città metropolitane nell’ambito dei PUMS. 

Dopo il grave incidente ferroviario è tutto un susseguirsi di impegni e dichiarazioni per dare slancio e futuro al trasporto ferroviario locale. Speriamo che questa fiammata di attenzione non si esaurisca tra qualche giorno: è il modo più serio per portare cordoglio alle vittime ed alle loro famiglie.